giovedì 6 febbraio 2020

Il mio film preferito con Kirk Douglas: "Uomini e cobra" di Joseph Leo Mankiewicz


È morto Kirk Douglas, e c’è questo film che non è perfetto (riconosco che l’incedere è troppo frammentario), ma che io adoro. Il titolo originale è There was a crooked man, ed è uno di quei film nichilisti pessimisti e cupi, cinici oltre ogni di re nei confronti della natura umana, ma che sono anchi così spavaldi, con dei personaggi bastardi così simpatici e buoni così cretini (ma che forse tanto cretini non sono) che non puoi che volergli bene.

Il fatto è che guardi questa commedia nera travestita da western innestata in film carcerario e già capisci che Mankiewicz doveva averne viste di ogni, personalmente e professionalmente, perché il clima è isterico, arrabbiato, amarissimo e orgogliosamente svalvolato e sa tanto di vita vera, di sfottò, di sghignazzata acida, di aspettative costantemente frustrate, di ideali con cui ci si può nettare le natiche con allegria, di corruzione inevitabile e forse necessaria.


E in tutto ciò si ride come dei matti, e si adora la faccia da schiaffi, gli occhialetti da intellettuale e la lingua velenosa del magnifico (e divertitissimo, e doppiato Gigi Proietti) Kirk, e poi c’è la coppia di criminali gay, e il tipo che, nel percorso di rieducazione del nuovo direttore del carcere, dipinge angeli con le tette abnormi, e c’è la gag dello strip che fa piegare in due, tutto in questo clima contestatore e scanzonato che rende tutto vivo e vivido, mentre i tutori della legge e dell’ordine sembrano solo dei poveri illusi, che l’unica cosa che si può dire è: ad avercene, di roba del genere, oggidì, dove tutto è problematico e calibrato e serio, serio, serio da morire e da morirne.

Che poi, alla fine, Kirk Douglas è stato un attore di un’energia esplosiva e trascinante per tutta la sua carriera, e secondo me a fare la carogna aveva una marcia in più (questo film, L’asso nella manica su tutti, ma anche Le catene della colpa o Il grande campione), perché cambiano i toni e contesti e tutto, ma mi dava sempre l’impressione di divertirsi come un matto.
Quindi eccomi qui, nel mio minuscolo, a celebrare un attore attraverso un film tra i più strani, che è stato un flop al botteghino, e che le rare volte che lo danno in tv io sono lì.

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