martedì 11 febbraio 2020

Gotham in my life (perché non c'è solo quel "Joker")

Joaquin Phoenix ha vinto l’Oscar, e nell’arco di due giorni già tre persone mi ha detto Ma guarda che Joker è un bel film e lui è bravissimo, devi assolutamente andare a vederlo, ha vinto anche l’Oscar, e allora io penso ancora di più che a vedere Joker non ci vado neanche con una pistola puntata alla testa, perché la storia di una persona instabile mentalmente che,  per colpa della società brutta e cattiva, diventa un omicida/simbolo della ribellione alla società brutta e cattiva non suscita in me il minimo interesse, a meno che il precipizio nella follia non abbia implicazioni filosofico-esistenziali (parlerò prossimamente di Colpo di Spugna).

Oltre a questo mi viene decantata (ma questo anche prima dei premi a Phoenix - che, sia chiaro, rimane un attore di categoria superiore) la verosimiglianza dell’ambientazione gothamita, che, capperi, è diventata una metropoli come tante!, con i problemi e gli intrighi di tutte le metropoli! e niente supereroi! E allora io sorrido internamente, e rifletto sul fatto che se avessi il potere di creare un film o una serie sull’universo batmaniano io andrei bella diritta su due storie che (credo) ci siamo filati in tre e che sono meravigliose, ovvero, in ordine rigoroso di preferenza, Gotham underground di Tieri e Calafiore e Joker di Azzarello e Bermejo.
 Joker racconta la storia del ritorno di Joker in libertà dopo essere stato rinchiuso ad Arkham, e di come il nostro risalga la china dopo aver perduto la leadership nel mondo criminale gothamita. Il tutto viene filtrato dallo sguardo di un povero sfigato, Johnny Frost, che crede di aver fatto il colpaccio nella carriera della malavita diventando il braccio destro del pagliaccio e che si ritrova, man mano che la storia procede, una più sicura e salutare professione di apprendista cameriere in un fast food.
Il taglio della vicenda è iperrealista, Batman è una presenza che aleggia e che si palesa solo alla fine, Gotham è un ambiente quasi alla Mann o da gangster movie classico (o forse postmoderno), i disegni di Bermejo sono SPETTACOLARI, i comprimari (praticamente buona parte dei villains batmaniani) sono caratterizzati velocemente ma con efficacia. L’unico difetto che mi sento di riconoscere all’opera è che non so quanto potrebbe piacere a chi non mastica con una certa confidenza l’universo di Gotham (per quanto si possa avere una confidenza con l’universo di Gotham, tra cicli e spin-off e reboots che molto spesso si contraddicono l’uno con l’altro - ma secondo me è proprio questo il bello dell'universo gothamita), perché tante volte si ha l’impressione di leggere una rielaborazione personale di un immaginario e non un’opera a sé stante, sebbene Joker sia fuori da qualsiasi continuity.
Da parte mia, adoro questa graphic novel proprio per la sua capacità di tradurre i suoi protagonisti in una controparte più “reale” senza tradirli nelle loro caratteristiche e nella loro essenza, e per aver (finalmente) infilato un po’ di erotismo nel generalmente castissimo (e represso) universo batmaniano. E sebbene il tenere fuori il pipistrello per quasi tutta l’opera sia un po’ una furbata, questa non rovina il piacere della lettura.
Gotham underground, invece, è un puro orgasmo con una trama complessissima (nove volumi) fatta più di tutto di mazzette, corruzione, affari sporchi, guerra (sotterranea, ovviamente) fra gang, alleanze, tregue e tradimenti. Bruce Wayne non è solo Batman, c’è tutta la Batfamiglia e Gordon e cazzi e mazzi, e la cosa ganzissima è che si lavora sui toni di grigio come poche volte mi è capitato di leggere in un fumetto. Si respira un’aria di sottobosco criminale stranamente borghese (anche se non mancano le efferatezze), i disegni di Calafiore sono molto più “puliti” (anche se con molto meno appeal) di quelli di Bermejo, il clima è più leggero, tutti i personaggi sono ritratti con una certa umanità, tra conti personali e affari commerciali di cui non si sa quale sia la vera direzione o il vero scopo.
In quanto fiera paladina del compromesso etico, Gotham underground è la mia storia batmaniana preferita in assoluto, proprio perché, come ho detto, ritrae dei personaggi che se la devono sfangare in un dato ambiente, un ambiente pericoloso e ostile, e che lo sanno benissimo, e che, per quanto se ne vogliano allontanare, o combattere, devono per forza farci i conti, e venirne a patti, scegliendo il male minore in un mondo che sarebbe bellissimo, se non fosse impossibile, dividere con sicurezza in buoni e cattivi, ma che proprio non si può, e ci si deve accontentare a non fare troppi danni.
Cose che, da parte mia, sono molto più vicine al mondo nel quale ci tocca vivere, aldilà di ogni semplicistica visione pseudo-politica.
E intanto mi preparo psicologicamente a tutte le persone che verranno a dirmi che devo vedere Joker, che probabilmente mi trasformeranno in un’omicida/simbolo della ribellione contro la società brutta e cattiva che mi ripete che devo vedere Joker :-)

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