lunedì 2 dicembre 2019

Il cinismo di Tru(e)man (un microracconto di Massimo Guelfi)

Nel distretto 60215 nella contea di Billund c’è una caserma di mattoncini rossi che sovrasta il resto della città. Fu costruita dopo il grande incendio che colpì metà dei territori della contea circa dieci anni prima. Il governo locale decise che mai più in futuro si sarebbero fatti trovare impreparati di fronte ad un evento così devastante e stabilì che la messa in sicurezza del territorio avrebbe portato ad un massiccio reclutamento di pompieri e alla costruzione della più grande caserma di tutti i territori occidentali. Al primo piano di quell’edificio Trueman sfogliava il giornale in completa solitudine mentre i colleghi, gli altri numerosi colleghi della centrale operativa, erano indaffarati nelle più disparate attività che consentivano loro il raggiungimento del desiderato approdo della fine del turno. Trueman, un uomo uguale a tanti altri, stessa espressione stampata, stessi rigidi movimenti, cercava nelle pagine di quel quotidiano le risposte al destino che avrebbe investito lui e molti dei suoi colleghi di li a poco. Da qualche mese infatti erano partite le lettere di licenziamento in altri distretti e la prospettiva di una contrazione dell’organico era oramai diventata l’ineludibile destino a cui molti si stavano preparando. Dopo i tragici eventi di dieci anni prima infatti nessun incendio si era mai più verificato e la compagnia non era più in grado di sostenere le ingenti perdite per l’eccessiva esposizione salariale degli ultimi bilanci.L’imminente apertura della crisi della società, ritardava ancora una volta la realizzazione del suo desiderio, un viaggio lungo le frastagliate coste per l’osservazione del distacco dei ghiacciai.La sua situazione finanziaria non gli consentiva di affrontare con leggerezza i proibitivi costi della compagnia navale che organizzava le escursioni ed aveva sempre rimandato il proposito che continuava comunque ad abitare i suoi desideri. La sua prudenza era il frutto del lavoro educativo ben riuscito dei suoi genitori che seppur di umili origini gli avevano trasferito un bagaglio di valori che lo faceva essere apprezzato e rispettato dai suoi colleghi. Ai genitori di Trueman piacevano i giochi di parole e scelsero proprio quel nome per attribuirgli, già a livello anagrafico, gli anticorpi necessari per affrontare l’ingresso in quella società che stava oramai rivelando se stessa per quello che era. Un insieme stratificato di inganni e finzioni che affioravano agli occhi di tutti come muffa sul quel muro che una volta era invece ricoperto dalla rassicurante pittura dell’unica possibile verità.La stessa verità che Trueman si illudeva di cercare in quel giornale che inconsapevolmente rappresentava fuga e ritorno dal grande inganno di quella costruzione monotona e ripetitiva.Proprio a metà dell’interminabile ed ozioso turno avverte la pesantezza delle palpebre che precede di poco la caduta in avanti della testa e la repentina frenata imposta dal collo che lo riporta momentaneamente in un labile stato di veglia prima della definitiva capitolazione. Cede! La testa scivola lentamente sul giornale che gli fa da esile cuscino ad attutire appena le irregolari asperità della consolle del centro operativo. Adesso entra nella fase metastabile della confusione tra rumori esterni reali e quelli della trama del sogno che cercano di entrare prepotentemente in scena dall’interno. E’ in quel preciso istante che i suoi timpani vengono investiti dal fischio della sirena della caserma, al suo interno, il rumore viene assorbito e convertito dal sogno in quello della nave da crociera che avverte tutti del suo ingresso nel porto. Quella sirena che aveva emesso il suo suono soltanto nelle sporadiche esercitazioni, adesso spande il suo suono come a liberarsi definitivamente della prigionia forzata. Il rumore continua insistentemente la sua propagazione monotonale fino a raggiungere le oscillazioni armoniche che si fanno pulsanti all’interno del meato uditivo dei presenti. Dentro Trueman invece la nave non rallenta e prosegue la sua corsa anche oltre la banchina che si sgretola al suo passaggio come se il cemento armato si fosse fatto improvvisamente cracker. E’ la frattura della realtà, il richiamo del paradosso che lancia il suo contro allarme al subcosciente che lo desta da quella veloce ma profonda perdita di coscienza. Si riaprono gli occhi che restituiscono ancora una realtà opacizzata dalla velatura che si stacca dalla palpebra su tutta la superficie della cornea e vede pulsare la luce rossa da sotto il giornale. E’ un risveglio repentino che lo porta ad alzarsi di scatto dalla sua postazione e notare la frenesia dei colleghi che si lanciano velocemente verso i mezzi di soccorso. Un nuovo incendio finalmente! E’ questo il pensiero che investe Trueman e mentre si alza, svolgendo per la prima volta tutte le operazioni a cui si era esercitato negli anni precedenti, un sorriso carico di gioia gli affiora ai lati della bocca e con il cuore carico di nuova speranza si getta nella buca che lo conduce al piano sottostante verso il nuovo destino, un nuovo futuro a cui si sente di poter finalmente appartenere.

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