lunedì 11 novembre 2019

Dostoevskij198




Hemingway si domandava come un uomo che scrivesse così spaventosamente male potesse trasmettere passioni così profonde. Io, che non amo Hemingway, mi sono risposta che Dostoevskij è grande perché non rifiuta niente dell’anima umana, perché non idealizza, non nobilita, non giustifica, ma ha una fede incrollabile nella bellezza, riconoscendone, e vivendone, tutte le sue storture.

Il fatto è che al diavolo la scrittura, al diavolo l’eleganza e di nuovo al diavolo la scrittura, perché la parola è solo indagine sulla vita, invito alla profondità senza l’aridità della mera contemplazione, al diavolo la bellezza se questa comporta quel distacco che nasce dal senso di superiorità. Dostoevskij è grande perché riesce a trasmettere quella visione totale e al contempo dettagliata di gni movimento vitale, di ogni eccesso e ogni ridicolaggine; e poi ci insegna che è tutto collegato e che tutto si piega di fronte a quella sofferenza che tutti prima o poi ci troviamo ad affrontare, quella sofferenza che ci mette in ginocchio, quella davanti alla quale non ci sentiamo pronti e che ci prostra e ci mette davanti a noi stessi, davanti alla quale bruciamo nella nostra nudità e inadeguatezza, e nella quale troviamo quella grandezza che allarga i nostri orizzonti e che, di conseguenza, ci insegna ad amare, che è la cosa più importante del mondo.

C’è questa consapevolezza esaltante e dolorosissima di doversi trascendere, nelle storie del nostro, del dover riconoscere le cose per quelle che sono e al contempo non accontentarsi di queste, coltivando e cercando quella bellezza che salverà il mondo, quello stato di grazia che è dentro di noi ma al quale è così difficile accedere, sul quale bisogna lavorare e che al contempo è un dono; ed è un consapevolezza essenziale, di quelle capaci di cambiare la vita anche solo incappandoci per caso.
È una cosa umana, e divina, come lo scrivere con tutti sé stessi, che siamo fortunati ad avere e che, almeno da parte mia, è impossibile non amare.
E per quanto la vita di Dostoevskij possa essere stata imperfetta, io sono grata per questo centonovantottenne che mi ha dato tanto e dal quale ho preso tutto.

laChiara


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