sabato 5 ottobre 2019

Inktober 2019 - Giorno 4: Gelare

Veronica Galletta

Il cambiamento li colse tutti impreparati. Avevano così tanto sentito parlare di riscaldamento globale che al raffreddamento non avevano mai pensato. Quello che accadde invece fu imprevisto, e accidentato. Una mattina si svegliarono e il canale di Sicilia si era ghiacciato.
Una perturbazione di alta pressione che mista alla media e diviso per la bassa ha portato a questo avvenimento e tanto altro ancora, si affannarono a spiegare i meteorologi durante le lunghe maratone televisive che ne seguirono. Tutti gli uomini parevano impazziti, e non si parlava d’altro. Ci furono due crisi di governo in pochi giorni, ma nessuno se ne accorse. Mai una diretta, né una troupe a seguire, il governo era come scomparso. Solo meteorologi in televisione, e filosofi, ed esperti quelli sì tanti, che spuntarono come cisti di un solo giorno. Durerà poche ore, durerà pochi mesi, durerà pochi anni. Dopo un po’ fu chiaro che nessuno sapeva quanto sarebbe durata, e tutti cominciarono a farci l’abitudine.
Una mattina si erano svegliati e il canale di Sicilia era ghiacciato. I bambini erano gli unici a non preoccuparsene. Correvano sul mare, sperimentando nuovi capitomboli e ruzzoloni, salendo e scendendo dalle onde gelate. Presero anche ad avventurarsi, giorno dopo giorno, verso il largo, sempre più lontano, sotto gli occhi vigili dei nonni, le cui ossa fragili non ammettevano distrazioni, e li inchiodavano alla riva. E fu dalla riva che li videro tornare indietro di corsa, sul finire del quattordicesimo giorno.
Arrivano, urlavano. Arrivano, arrivano, saltavano felici incuranti degli scivoloni. Arrivano, dissero ancora, e l’orizzonte si colorò di viola, l’aria tersa cominciò a formicolare. In fondo, quasi al limitare, arrivavano. Migliaia di persone si avvicinavano alla costa, camminando piano sulla superficie scivolosa e fredda di quello che era stato il loro limite. Arrivavano, e il governo cadde altre tre volte, ma non ci fu nulla da fare. Arrivavano.

Chiara Lecito

Era Febbraio, e io ero tutto imbacuccato e stavo facendo un puttan-tour. A un certo punto vedo questa tipa in shorts,  con un corpo bellissimo e capelli lunghissimi, con il pollice alzato, e magari era una ragazza che aveva finito il turno o quel che era, e così ho deciso di darle un passaggio. Quella ragazza era un uomo, e non si era fatto neanche troppo bene la barba, e mi ringrazia, e allora cominciamo a chiacchierare, e lei/lui (io non lo so come regolarmi in queste cose) mi dice che è una/uno indipendente, che viene dal Cile, che non si è operata/operato e non si vuole operare perché lei/lui si piace così.
“Ma come fai a stare in strada con questo freddo?”
Lei/lui mi prende una mano dal volante e me la piazza su una tetta.
“Protesi. D’inverno fa caldo e d’estate fa tresco”
Quando ci ripenso, mi rendo conto di essermi un pochino innamorato, e neanche mi ricordo il suo nome.

Elda Mattesini
Percorriamo la  stessa strada, tu ed io.
Tu poco più avanti., come sempre, con passo deciso mi volti le spalle.
Ti credevo via, in un’altra città. 
Non avevo preventivato di venire qua, a poca distanza da casa.
Ieri sera mi hai detto che avevi un impegno, che oggi saresti stato occupato. 
Ho cercato di riempire il tempo, in questa mia solitudine, tra vetrine, negozi  e visi sconosciuti.
Ho sempre creduto in te, non ho mai pensato che mi avresti potuto mentire.
Ti guardo, nel tuo bel vestito blu, accanto alla mia amica Giulia.
Parli, sorridi, la guardi come da tempo non mi guardi più. 
Ti chiamo. 
Ti giri e mi vedi.
Ti senti gelare.  
Vedi nel mio sguardo il riflesso di te. 
Abbandoni la mano di Giulia  che stringe la tua.


Nessun commento: