mercoledì 30 ottobre 2019

Inktober 2019 – Giorno 30: Prendere/Afferrare

Veronica Galletta


Aspetta. Guarda fuori dalla finestra, e aspetta. Nella città in cui vive il cielo si muove in fretta, cambia, si insegue da un colore all’altro, da una forma all’altra. Lui sta alla finestra, e aspetta. Non ha una sola finestra a cui aspettare, no, la sua vita non è così immobile. Ce ne sono almeno due. Forse tre. Dalla finestra del suo ufficio si vede il mare. Lei di solito guarda dalla scrivania, sbircia fra un lavoro e l’altro, nell’attesa che il cielo e il mare diventino del colore che le piace. Ma non succede mai. Le nuvole scorrono dietro al faro grande, spingendosi può anche intravedere i traghetti che escono fra le due dighe, alla mattina presto. Ma lei la mattina presto in ufficio non va mai. La donna aspetta. Aspetta guardando fuori dalla finestra della camera. Dal letto si vede un bel pezzo di cielo, cambia e si muove, tagliato a fette dalla lama dell’aggetto di gronda del palazzo di fronte, trafitto dalle antenne che vibrano nel vento. Quando piove la sua attesa si fa quieta. La donna si alza dal letto e apre la finestra, per guardare la pioggia in faccia, per contare le gocce una a una, come se non dovessero finire mai. Poi si rimette giù. Aspetta sdraiata, e pensa. Ma l’attesa più bella è sempre in salone. La finestra dà sul cortile ampio e sghembo, colmo di superfetazioni e ambiguità edilizie. La donna le ama tutte, disperatamente. Ama le urla dei fabbri al pianterreno; la lotta giornaliera fra i gatti e i gabbiani; la televisione sempre accesa dell’uomo lontano, all’ultimo piano. Da quella finestra, in piedi, aspetta senza aspettare. Tutto accade, tutto si muove. Il cielo cambia, si tinge, la sfida con i suoi colori così difficili da fermare, da descrivere. La donna lo sa, e ci rinuncia. Solo, se lo gode appieno, se ne riempie gli occhi e le orecchie e la bocca, fino a tracimare. Poi si chiude nello studio, al buio completo, e con le parole che le girano in testa smette di aspettare.

Massimo Guelfi 

Cari miei epicurei di penna,
l'autunno sta per entrare nel vivo, la baraonda degli ombrelloni aperti fuori stagione è ormai alle spalle, all’uscita di questo inedito tunnel fatto con gli inchiostri di questo ottobre, ci troviamo in pieno periodo di cachi, mandarini e zucche. E’ la mia stagione preferita, nell’arancio che degrada al marrone la decadenza delle foglie è bilanciata dalla dolcezza dei suoi frutti. Sappiamo che tutto è regolato dalla diminuzione della luce con la susseguente inibizione della via biosintetica che conduce alla produzione dei verdi cloroplasti ma tutto questo appartiene ad un altra dimensione. A noi invece interessa quella onirica, quella da sognare..eventualmente, quasi inafferrabile, semmai, vissuta dalla parte dove il pudore di non chiedere a chi ha già dato non è più neanche una forma effimera di rimorso e dove il coltello chissà se ha ancora un manico, per sperare un giorno di non tagliarsi più. Ma siamo noi che abbiamo sbagliato la rincorsa o il sogno è un asticella dispettosa che si alza sopra di noi? Io un sospetto ce l'avrei ma, correttamente, mi rifugio in questo equidistante relativismo interpretativo basato almeno su tre postulati:
1. ottobre è alla fine..
2. ..mi prendo i suoi frutti..
3. ..e continuo a sognare..

Chiara Lecito

La storia più antica del mondo. O, almeno una delle più antiche.
- Dai, al volo!
- Ma vaffanculo, va’

Francesca Maggi



Il cuore sa cose che la mente non comprende. Di ciò che comprende la mente al cuore non importa niente.
Anna guardava nel palmo della sua mano sinistra il film dei suoi turbamenti ed essi non erano affatto spiacevoli.
Era già successo: le avevano dato un dito e lei si era preso un braccio, e poi tutto il resto. Era successo di nuovo, e poi ancora e ancora.
Successivamente aveva passato vent'anni a tessere le maglie della sua corazza, la quale serviva molto più a proteggere gli altri che se stessa. Ed eccolo lì, inaspettato di nuovo un bel ditino, pronto per essere afferrato. Le venne in mente la scena della barchetta di carta di It; perché le persone sono così stupide? E ingnoranti. Non sanno che avvicinandosi troppo al suo cuore, incandescente come il nucleo del Sole, sarebbero stati inceneriti all'istante. Di loro resterebbe solo quell'espressione sorpresa, e forse anche un po' ebete.

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