domenica 13 ottobre 2019

Inktober 2019 – Giorno 13: Cenere

Veronica Galletta

Sta seduta davanti all’unica finestra, e la sua ombra si proietta a terra, al centro della stanza. La pancia, le gambe, le braccia debordano debordano dalla sedia di plastica, ha caviglie gonfie fino a scoppiare e un largo vestito a balze. La osservo. Sembrano più tanti vestiti uno sopra all’altro, a giudicare dalle diverse fantasie. Sulla sedia accanto ha poggiato una stampella, e ogni tanto la tocca mentre parla con l’uomo che la accompagna. Un movimento lieve, come di una maestra di ballo per richiamare i suoi allievi. Non riesco a smettere di guardarla. Ha una crocchia alta, e il collo dritto, fiero. Anche se l’insieme è malmesso, nulla mi pare malmesso in lei. Deve essere straniera, russa. Sì, deve essere russa. Il dottore si affaccia, è il suo turno, e mentre prende la stampella si volta verso di me. Sul volto di cenere spiccano le sopracciglia ancora folte, marcate con un ombretto azzurro polvere. Nessuno si trucca le sopracciglia in quel modo fuori da un palco, mi dico, deve essere proprio una ballerina. Ma non faccio in tempo a guardarla ancora che è sparita, in una nuvola di polvere e foglie marce. O forse portata via su una poltrona, come Antonida Vasil'evna dai suoi lacché.

Massimo Guelfi

Era davanti alla sua porta, immobilizzato dalla convinzione che una volta suonato quel campanello si sarebbe conclusa la settimana più esaltante di tutta la sua vita. (sette giorni prima) Thom iniziava a ripulire il camino mettendo su un lato i mozziconi dei tronchi, raccoglieva i piccoli pezzi di carbone in una busta di carta e infine sfilava via la cenere dal cassetto sottostante. Quella mattina questa sequenza di operazioni gli aveva riservato un finale sorprendente, tra la cenere c’era un anello d’oro con una incisione sulla superficie interna: W.a.R. Era sicuramente nascosto all’interno dell’albero da cui era stato ricavato il tronco che era finito nel suo camino. Iniziò la ricerca a ritroso, dal rivenditore, al legnaiolo, al bosco fino ad arrivare all’abitazione di Patricia C. Una volta entrato Patricia iniziò a raccontare la storia della madre Rebecca, di cui aveva conservato il cognome, e della relazione clandestina con William M. da cui era nata lei. Si sposarono segretamente nel bosco, suggellando la loro unione con quell’anello su cui fecero incidere W.a.R, Will a Reb, William and Rebecca.  

Chiara Lecito

Era solo, per fortuna, perché era stata una cosa grottesca. 
Dentro l’urna c’era un sacchetto di velluto, o una roba simile, annodato da Gordio in persona, e lui non aveva forbici, quindi l’unica era tirarlo con tutta l’attenzione e la cura possibile; per farlo, aveva l’urna per terra, e questa, ovviamente, era finita nel burrone sotto di lui. Poco male, aveva pensato, almeno era in omaggio, ed era tornato ad armeggiare con il sacchetto, che gli esplose in mano, inondandolo dei resti del padre; si era quindi spolverato il cappotto, e aveva osservato la cenere spandersi sotto di lui, e si era commosso e aveva deglutito, se si era sentito qualcosa in bocca.
Cazzo, pensò, mi sono mangiato papà, e corse alla farmacia più vicina per comprarsi un qualcosa, concludendo che, chiaramente, la solennità non era tra le sue corde.

Francesca Maggi

Cresciuto negli anni ottanta nell'estrema periferia di Belgrado, Goran era sempre stato un ragazzo originale, serio, pensoso, elegante, con un autentico talento per la pittura e un amore viscerale per Cézanne. In particolare un quadro divenne per lui una vera e propria ossessione: "Il ragazzo con il panciotto rosso" poiche' nell'espressione languida e sognante del soggetto rivedeva se stesso.
In realtà, anche se totalmente folle fu fin troppo facile quel viaggio notturno a Zurigo. Insieme ai suoi complici fu un gioco da ragazzi entrare nella villa, nessun allarme, nessun cane, nessuna guardia e dentro il tesoro: Monet, Degas, Van Gogh. Ordinò di non toccare nulla e, come si trattasse di una reliquia, in religioso silenzio staccò il quadro dal muro.
Altrettanto facile non fu la fuga. Braccati dalla solerte polizia Svizzera abbandonarono la macchina nel parcheggio di un ospedale psichiatrico e si dettero alla fuga.
In quel momento, come paralizzato da un repentino rimorso Goran si bloccò e tornò alla macchina. Certamente quella non fu la decisione più saggia, prese la tanica di benzina di scorta e la versò sul quadro.
Quello che rimase fu solo cenere.

Dafne Munro

Mia dolce albicocca, bambina ventosa e pallida, devi andare per strada a raccattare tutto quello che si può bruciare. Prendi stracci, cartone, legni. Ruba pure ai mendicanti, se puoi. 
 Lo stanzone, dove la dolce albicocca accatasta ogni giorno la legna, è piana di briciole, di trucioli e di lunghe file di rami accatastati. Lei qui sogna di rintanarsi e di morire un giorno. La decomposizione della pelle della carne dei nervi dei filamenti delle ossa. E non sa darsi pace della meraviglia che le suscita quella meraviglia tanto da volersi dare fuoco e rinascere scintilla di foglia e d’albero, e dalle fiamme spunterebbero uccelli e dalle unghie bruciacchiate becchi di gallina se non fagiani interi. E dalle altre fiammate e dalla cenere vestita di cocci e di cardi e di ortiche, di portulaca e di borragine il mattino avrebbe di nuovo i suoi gesti. Dove con dita lunghe e mani pulite non ci sarebbe più legna da raccogliere e accatastare. Con un fazzoletto sporco si asciuga la fronte, lo accosta alle labbra, ci sputa sopra, si pulisce gli occhi. 
Inciampare nei sogni e dormire tra asini e capre, più intelligente e più sensibile di prima. Che bei sogni sogna la dolce albicocca. E poi di nuovo, ché dalla cenere rinasce il mondo.

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