giovedì 12 settembre 2019

Istruzioni per vivere una buona vita in tempi interessanti (parte 8)

(parte 1parte 2parte 3parte 4parte 5parte 6, parte 7)



Vedo l’arte sempre più chiaramente come una specie di concime per l’anima. Essa non ha propositi, cioè non ha teologia. Nutrendo la psiche, concimandola, l’aiuta a trovare il suo livello, come l’acqua. Quel livello è un’innocenza originale – chi inventò la perversione del Peccato Originale, quella sporca oscenità dell’occidente? L’arte, come un abile massaggiatore su un campo sportivo, , è sempre pronta a soccorrere le vittime; e, proprio come fa un massaggiatore, i suoi interventi calmano la tensione dei muscoli dell’anima. Per questo va sempre in cerca delle parti indolenzite, le sue dita premono sui muscoli contratti, sul tendine afflitto da un crampo – i peccati, le perversioni, le questioni spiacevoli che stentiamo ad accettare. Scoprendole con la sua aspra gentilezza, scioglie le tensioni, fa riposare la psiche. L’altra parte del compito, se vi è compito, appartiene alla religione. L’arte è unicamente il fattore purificante. Non predica nulla. È la serva della silenziosa contentezza, essenziale soltanto alla gioia e all’amore!

Una civiltà è soltanto una grande metafora che descrive le aspirazione dell’anima individuale in forma collettiva, come potrebbe fare un romanzo o un poema. Si lotta sempre per una maggiore consapevolezza. Ma, ahimè! le civiltà muoiono appena diventano consce di se stesse. Se ne rendono conto, si scoraggiano, la propulsione del motivo inconscio di perde. Cominciano a copiarsi disperatamente allo specchio. È inutile. Ma è proprio sicuro che vi è frode in tutto questo? Sì, il Tempo è la frode. Lo Spazio è un’idea concreta, ma il Tempo è astratto.

Ancora Lawrence Durrell, nello specifico i Dialoghi con Padre Somaro, parentesi contenuta nel Quartetto d’Alessandria, di cui non dico altro per non rovinare la lettura.
Non so se queste note corrispondano alla visione artistica di Durrell, comunque io le trovo affascinantissime, soprattutto la prima, che corrisponde alla perfezione alla mia concezione di opera d’arte. Se una qualsiasi creazione non s’incunea nella vita, allora è perfettamente inutile. Una letteratura priva di tensione spirituale e nervosa è un qualcosa di esteriore che non capisco a cosa serva, esattamente come la letteratura con un dichiarato fine educativo, artistico o morale. Quando mi chiedono cosa cerco in un libro, la mia risposta è tutto, e il resto è accontentarsi. Considero scrittura e lettura metodi d’indagine, un dojo per l’anima, un’addestramento che prepari al peggio e faccia gustare il meglio in maniera più consapevole.
C’è solo spinta, e ricerca, e affinamento, il resto è fuffa.

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