mercoledì 3 luglio 2019

Il custode della Legge compie gli anni



Nella colonia penale è stato IL racconto che per me a segnato il prima e il dopo. Avevo quattordici anni. Arrivai a leggerlo dopo aver letto un racconto di Stephen King che mi piacque da morire, Il dito, che parla di un uomo che una bella mattina scorge un dito che esce dallo scarico e gratta sul lavandino. Perché accadono cose brutte alle brave persone? Perché accadono, si scrive ad un certo punto (cito a braccio). E questa frase mi colpi, mi incuriosì, mi affascinò.
Quell’estate stessa ne parlai con un professore in pensione con cui feci amicizia in vacanza, che mi disse con nonchalance: “Se ti piace questa cosa, prova a leggere Franz Kafka, La metamorfosi”, e allora comprai uno di quei Mille lire della Newton, che sapeva di vomito fresco e conteneva tre racconti: La metamorfosi, Descrizione di una lotta e Nella colonia penale.

Racconto questa cosa perché Nella colonia penale non fa parte del mio bagaglio letterario, ma fa parte della mia vita, sotto tutte le sfumature del termine. La metamorfosi m’incantò, mi ci identificai e soffrii terribilmente nel leggerlo, ma Nella colonia penale fu un’esperienza assolutamente trasformativa. Non l’ho mai capito, non lo capirò mai, e l’ho riletto poche volte, ma non me ne importa niente, e l’unica cosa che posso scrivere con sicurezza è che quel racconto è stato il primo colpo d’ascia che ha spaccato il mare ghiacciato dentro di me.
Poi ci sono stati i romanzi, gli altri racconti, i diari, i quaderni, le lettere, le biografie, e chi più ne ha più ne metta, ma è tutto secondario, un modo per rafforzare quel primo giro di vite intimo e misterioso che mi è stato dato attraverso quel racconto; tutto, anche gli autori successivi, anche gli altri traumi e le altre illuminazioni letterarie occorse nei miei quasi quarant’anni di vita sono derivati da lì.

E allora diventa importante per me ricordare e celebrare il compleanno di Franz Kafka, perché, fondamentalmente, quell’uomo e la sua opera sono all’origine della mia concezione della vita e dello scorrere delle cose, e del modo in cui mi accosto ai libri, all’arte, alla musica, ai film, alle persone. Che sia un bene o un male lo ignoro, e, ancora, non me ne importa, esattamente come non mi importa capire cosa mi abbia comunicato Nella colonia penale; ma me lo ha comunicato, e io non l’ho afferrato ma l’ho vissuto, e lo sto vivendo ancora oggi, e lo vivrò fino alla fine dei miei giorni. Franz Kafka mi ha mostrato la porta per entrare nella Legge, mi ha indicato chiaramente che quella specifica porta era stata costruita solo per me, e che dovevo entrarvi anche senza sapere dove mi avrebbe portato, e ancora non so dove mi porterà; comunque la mia vita, grazie a Franz Kafka, è molto più mia e ha molto più senso, a prescindere da ciò che mi circonda e dalle circostanze.

E allora auguri, adorato dottor Kafka, e, soprattutto, GRAZIE.

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