lunedì 24 giugno 2019

Un tre quarti per tutte le stagioni


Tre quarti. Questo per me è il ritmo della libertà.  
Fin da piccola, il tempo di valzer era sinonimo di festa, che associavo alle vacanze natalizie, al Concerto di Capodanno che guardavamo sempre alla televisione. Ancora oggi, il valzer viennese – con il suo andamento spigliato e brillante - mi riporta alla mente l’orchestra che celebra l’inizio di un nuovo anno, il pubblico che batte le mani a ritmo, insomma è sinonimo di gioia e di nuove possibilità, nel classico spirito “anno nuovo, vita nuova”.   
Anche la sua versatilità mi ha sempre affascinata. Il valzer nasce in Austria alla fine del diciottesimo secolo, e si diffonde in Germania e pian piano nel resto d’Europa, assumendo in ogni paese caratteristiche particolari. Più gioioso e spensierato il valzer viennese, più lento l’inglese, legato all’operetta in Italia, questo ritmo ha affascinato i più famosi compositori classici, che hanno scritto pagine bellissime e molto suggestive, raggiungendo spesso vette eccelse.
Potrei citare, ad esempio, accanto ai famosissimi valzer di Strauss, anche il brano Oro e argento di Franz Lehàr, che fu commissionato dalla principessa von Metternich per un ballo di gala che aveva come tema, appunto, i colori oro e argento; la composizione, eseguita a inizio serata sotto un soffitto decorato con stelle nei colori del titolo, fu un successo strepitoso, e da allora fa parte del repertorio delle migliori orchestre. 


In epoca più recente, troviamo dei valzer bellissimi, composti spesso per contesti meno formali o “acculturati”. Se avete visto il film My Fair Lady, ricorderete che quando Audrey Hepburn viene accompagnata all'ambasciata per incontrare un non meglio precisato principe mitteleuropeo, riceve l’invito a ballare un bellissimo valzer, che ho trovato adattato in una veste nuova rispetto alla colonna sonora del musical, con un arrangiamento che ricorda molto la Belle Époque, e secondo me azzeccatissimo. 

In queste giornate calde, invece, il valzer diventa per me meno formale e più malinconico. Nei torridi pomeriggi estivi non c’è spazio per reminiscenze viennesi: i ritmi rallentano, diventano più morbidi, e il valzer, seguendo i tanti europei emigrati in Argentina, si fonde con il tango, musica sensuale per eccellenza. Il tango estivo per me è tango vals, con le sue melodie spesso adombrate da una certa tristezza, come una nostalgia per qualcosa di perduto. Questo ritmo si balla non più eleganti come a Vienna, ma in abbraccio chiuso, quasi un tenersi all’altro, con i bacini lontani ma le braccia che si cercano come a dire non lasciarmi, siamo qui, balliamo



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