martedì 18 giugno 2019

Istruzioni per vivere una buona vita in tempi interessanti (parte 3)


(qui la parte 1 e qui la parte 2)


Prendo carta e penna. È necessario.

Mi appiattisco al muro della mia cella-basso, il cuore in gola, per cercare di capire gli itinerari di tutta quella folla di sonne, che dalla sera prima si è centuplicata. Conto approssimativamente una sessantina di quelle celle-basso, ognuna contiene tre persone… facile fare il conto. Centottanta, con relative voci, gesti, emozioni… tutto stipato dentro a un contenitore che sembra sempre sul punto di schiantare per la pressione delle energie che vorticosamente si espandono, ma che non avendo fuoriuscita alcuna ricadono addosso con impeto moltiplicato.

Non si sfugge al marchio del privilegio, e tanto vale viverlo il più onestamente possibile.

Il capitale non punta più sulle guerre in nome della patria, ma sulla persuasione democratica, vera atomica azzerante tutte le menti diverse. È noto. Ben venga a noi, organismi antichi racchiusi in involucri preindustriali, questa prigione dove almeno la guerra è ancora uno scontro individuale, un corpo a corpo alla baionetta o al pugnale.

Qui gli spazi psichici sono sterminati.

Sono approdata nel regno del «tutto possibile» (violenza, abbandoni, contraddizioni) fondato sulla coscienza profonda di essere «ormai perdute» per sempre alle leggi che regolano il vivere di fuori. Infatti quando metti il piede nel lido del «tutto perduto» non è proprio allora che scatta la libertà assoluta? Che potrebbero farti più che tenerti chiusa – cosa che già fanno – o guardarti con disprezzo – cosa che già fanno? Valicato il muro del lecito che è dentro di noi il suolo selvaggio delle passioni proibite si spalanca davanti, immensa prateria incustodibile.

Ma dove siamo capitate?
Nel regno degli archetipi eterni.

Qui le categorie del valore di ognuno vengono alla luce con una chiarezza assoluta, e non c’è modo di nascondere ad altri, né tanto meno a noi stessi, la nostra natura. Questo mi chiarisce finalmente il vero perché del terrore che tutti abbiamo della galera: ereditariamente sappiamo che là dentro non ci sarà più possibile tenere in piedi la «costruzione ideale» che noi stessi, aiutati dalla cultura, i soldi, le buone maniere, diligentemente ci siamo costruiti fuori. Ritorna qui a vigere suprema la selezione naturale.

Tornerò a parlare di Goliarda Sapienza, una delle menti più eccelse che mai abbiano meditato nella storia del nostro paese. L’università di Rebibbia, pubblicato da Einaudi, è il resoconto del periodo che la nostra ha trascorso in carcere, condannata per furto.
Il fatto è che il carcere è il bunker, ovvero quello che sarà la civiltà quando le infrastrutture crolleranno, o saranno inutili se non dannose; e allora osserviamo Goliarda mentre si guarda allo specchio, e guarda le sue compagne, e ci fa capire come cavarcela, senza filtri e senza farsi illusioni.
Poi guardiamo, e guardiamoci anche noi

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