martedì 21 maggio 2019

Una storia semplice, anzi no!

C'è un film italiano del 1991. E' un gran bel film, ben girato, ottima fotografia, fedele al soggetto originale, con bravi attori come Massimo Ghini, Omero Antonutti, Ennio Fantastichini e un mastontico - ma che lo dico a fare? - Gian Maria Volontè. Nonostante questo, risulta distante un bel po' dal romanzo da cui è tratto, ossia Una storia semplice di Leonardo Sciascia. 


Sicilia, un paese di campagna, anni '70. La sera che precede la festa patronale di San Giuseppe, al Commissariato telefona un certo Giorgio Roccella. Dice che rientrando in casa ha trovato qualcosa di strano e chiede l'intervento della Polizia. Il brigadiere riferisce al Commissario, ma questi dice di non darci credito: si tratta certamente di uno scherzo, visto che Roccella è un diplomatico che vive all'estero e non viene in paese ormai da oltre un decennio. Il brigadiere, tuttavia, il giorno dopo si reca alla villa e trova Roccella morto, sparato alla tempia. Suicidio! Una storia semplice quindi, di facile soluzione. Ma a questo delitto se ne unisce un altro, il duplice omicidio di capo stazione e bigliettaio della vicina stazione ferroviaria. Viene coinvolto anche un rappresentante di medicinali, testimone di un terzo reato: il furto di un quadro. E infine anche la giovane vedova Roccella, il figliastro e un professore di lettere, amico storico di presunto suicida. E così, a un certo punto, la storia non è più semplice. 

Sessantasei pagine in tutto, per una storia complicatissima malgrado il titolo; un intrico di situazioni, contesti e scenari. E soprattutto di personaggi, la maggior parte senza un nome di battesimo ma citati solo come il commissario, o il brigadiere, il procuratore, il figlio della vittima, in pieno Sciascia style
Sessantasei pagine in cui tutto si annoda, apparentemente senza possibilità di soluzione e tutto si districa con semplicità assoluta sotto gli occhi estasiati del lettore rapito. 
Un romanzo giallo che in sessantasei pagine è molto di più. Leonardo Sciascia, oltre che spiegarci come una vicenda oscura e macchinosa venga per ragioni di convenienza personale, politica e sociale ridotta a una storia semplice, ci dice anche come l'istruzione e la cultura nel nostro Bel Paese vengono ritenute superflue, quasi rintraccio, soprattutto in figure istituzionali. Analisi fatta nel 1989 e - ahinoi - valida a tutt'oggi! 



Concludo!
Una storia semplice il film, se pur fedelissimo alla trama, non può paragonarsi allo scritto di Sciascia perché Una storia semplice il libro è così pieno di forza narrativa e di coinvolgimento emotivo che ne' pellicola ne' recitazione riescono a trasmettere. Quando si arriva all'ultima parola di pagina 66 non si può far altro che alzare gli occhi al cielo e ringraziare Dio, o la qualsiasi divinità a cui siamo devoti, perché la sensazione di gioia provata è di tipo mistico. Provare per credere! 

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