giovedì 30 maggio 2019

Le giornate a rilento (post assonnato)



Oggi è una giornata a rilento, di quelle che mi sono alzata e ho dovuto fare stretching per ricordarmi che ho dei muscoli, di quelle che le parole sono simboli e suoni che però non si sa cosa vogliano dire, di quelle che il ritmo del respiro è quello delle boccate ai cigarillos.

Quando mi capita una giornata a rilento mi chiedo se l’atarassia tanto auspicata dagli epicurei come la situazione di vita ideale sia un qualcosa di vicino al distacco di matrice buddista (cosa che nel complesso preferisco credere) oppure sia un qualcosa simile a questo stato di ovatta che oggi mi circonda e mi separa dal mio corpo, dai miei sentimenti e dai miei pensieri. Che poi, a pensarci con un minimo di faticosa attenzione, non si tratta di essere imballati nell’ovatta, quanto piuttosto di essere immersi nel miele, tutti appiccicaticci di noi stessi e allo stesso tempo sconosciuti, lenti nei movimenti, strascicati negli impulsi, concentrati solamente nell’arrivare alla fine della giornata, scopo ultimo che in queste giornate appare come l’obbiettivo più nobile ed arduo che l’essere umano si possa porre: arrivare alla sera e alla notte senza fare troppi danni a se stessi e al prossimo, quindi coricarsi e dormire, e finalmente perdere anche quel minimo contatto che si ha con la propria vita, perché mantenerlo costa davvero troppa fatica e non porta a niente.

Il cervello tende ad assopirsi, al lavoro diamo il minimo che possiamo dare, mirando a rispettare quella disciplina che ci hanno imposto o che ci siamo imposti noi; la routine si scompone in millimetri che diventano micromillimetri che diventano particelle di micromillimetri, tutto viene sminuzzato perché nelle giornate a rilento ci si sente come Sisifo in una palude, e talvolta, nelle giornate più gelatinose, siamo anche un Tantalo inappetente e stordito che si guarda intorno e dice “bah”.
È che a volte vivere diventa quasi un dragare l’esistenza senza niente da cercare, e quindi si cerca di fare cose meccaniche che però richiedono al contempo un’attenzione certosina, e per questo sono generalmente rimandate ad altri momenti, che sono proprio questi momenti qui.

E allora per me le giornate a rilento sono giornate dedicate al riordino mentale, a fare il punto di quelle piccole situazioni (dai documenti da risistemare alle calze da mettere a posto) senza però prendere decisioni, perché, davvero, mi richiederebbe troppo sforzo, perché quello che provo non è quel distacco da me fresco e ossigenante, pulito, che porta a mettersi all’opera per ottimizzare o migliorare le proprie incombenze per dar loro nuovi scopi o nuova vita; quello che provo è una distanza dal sentore afoso, sudaticcio, in cui il massimo che si può fare è dare una spolverata e riappuntarsi le cose da fare, che voglio fare, in un nuovo foglio senza cancellature, in modo da poterlo guardare poi con tranquillità e mente pronta.

E allora, nelle giornate a rilento, scrivo post inutili e autoreferenziali da fare schifo, semplicemente per mantenere un minimo di ritmo e scuotere la muffa dai neuroni, evitando di rimuginare sulla suddetta muffa perdendo di vista il neurone.
Perché, semplicemente, il massimo piacere che si può ricavare da certi momenti è l’orgoglio di tenere botta.

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