mercoledì 15 maggio 2019

La poesia della carnalità: "L'uomo seme" di Violette Ailhaud




Piango quelle mani rubate, fatte per accarezzarci e per tenere la falce per ore.
Avevo sedici anni nel 1851, trentacinque nel 1870 e oggi ne ho ottantaquattro. Ogni volta la Repubblica ci ha falciato via i nostri uomini come noi si falcia il grano. Un lavoro perfetto. Ma il nostro ventre, la nostra terra di donne non ha più dato messi. A forza di falciare gli uomini, è il seme che è venuto a mancare.

È all’inizio della storia e nella bella copertina tutto il significato e la forza del libro L’uomo seme di Violette Ailhaud, edito da Fandango Playground, stampato in Italia nel gennaio 2015.
È un racconto dove fa da padrona la compassione, nel senso etimologico del termine, cum insieme patior soffro, è la partecipazione alla sofferenza dell’altro, che in questa storia è sofferenza comune, dolore di donna (e di uomo).
E’ questo,  un racconto di poche pagine che è diventato anche testo teatrale prodotto in Francia e Italia.
La storia, ambientata in un piccolissimo borgo della Provenza, è molto semplice: Luigi Napoleone Bonaparte nel 1851 fece un colpo di Stato e pose fine alle seconda Repubblica: in Borgogna, ma soprattutto in Provenza, si ebbero reazioni importanti che furono subito represse e i Repubblicani uccisi, arrestati o deportati. In questo piccolo villaggio, Saule-Mort, non rimane nessun uomo e, come da sempre, le donne rimangono sole e aspettano.

Aspettavamo soprattutto quella metà della nostra umanità che era stata strappata alla nostra terra, ai nostri muri, ai nostri cuori.

E aspettando fanno un patto: condivideranno il primo uomo che si presenterà al villaggio e, quando l’uomo, arriva il patto sarà mantenuto. Il patto però non ha niente a che fare con l’amore, ma con la vita, la terra, il ciclo delle stagioni, la carne … Il villaggio si riempie di pance e vagiti, la vita ricomincia.
Violette (sarà veramente lei la protagonista? Oppure è una storia scritta per dirci altro?) cosa prova nel vedere Jean il maniscalco, l’uomo che ama, diventare il seme del villaggio?
Il libro tocca temi universali come il rapporto tra sesso e amore: 

L’avevo costruito come un oggetto, e invece è un uomo. Avevo deciso che la nostra relazione sarebbe stata un semplice scambio pratico, e invece i miei sentimenti giungono a me come una piena del fiume Asse, un’onda gigantesca che spazza via ogni mia decisione, ogni mia scelta, e perfino la mia volontà.

Un altro tema è il rapporto con la parola scritta. L’uomo legge e per Violette l’uomo che legge non può essere che una brava persona, lo era il padre che le ha lasciato cinque libri e lo è sicuramente anche Jean, che di libri ne possiede otto.  Violette Ailhaud ci pone di fronte a un tema che andrebbe approfondito: una delle cose che spesso divide le donne e che in parte ci dà un’identità è lo sguardo dell’uomo :

Da quando Jean è nel nostro villaggio di donne, mi sorprendo a guardarmi allo specchio. Indugio…..Di tanto in tanto, l’attenzione di Jean si rivolge alle mie compagne che soffrono nell’attesa che comincino le ostilità per ottenere quello che è loro dovuto.

Nel libro il patto che stringono le donne propone un modello diverso, rispetto a quello che storicamente siamo abituate e conosciamo: esse non sono scelte, sono loro  che  fanno una scelta riguardante la loro sessualità e la procreazione.
La comprensione di una condizione comune, la solidarietà tra donne, il fatto che gli uomini e le donne non sono uno contro l’altro, ma - nella loro diversità - sono complementari e la possibilità di poter fare scelte diverse a quelle a cui siamo abituati, rendono questo un libro sicuramente da leggere e discutere.

(P.S: il pezzo è di Elda Mattesini, che al momento non può postare :-) )

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