sabato 18 maggio 2019

Cento fantasmi visibili per una serie TV



Maledetti noi e la congiunzione temporale che ci rende inclini a consumare in fretta e furia ogni cosa che abbia un senso, sia pure nascosto o figurato. Centinaia, migliaia di serie tv ci avvolgono le sere come una coperta termica, camera di compensazione tra il consumo degli avanzi del frigo e l’agognata fase REM. Perduta l’originaria scansione di godimento parziale a puntate, assimiliamo le serie in un’unica onnicomprensiva narrazione bulimica che però si esaurisce presto e reclamiamo sempre più cibo: nuove serie, nuove stagioni, collateralismi, crossover e spinoff ma soprattutto nuovi temi perché ormai gli zombie hanno rotto, le carceri femminili pure per non parlare delle famiglie borderline e dei maneggi per diventare presidenti dell’America Bianca e Profonda.
Servono nuovi argomenti e scenari complessi in cui immergersi per poi diventarne reduci su Facebook. Servono l’azione e la narrazione oltre a un alibi culturale omeopatico che renda la serie criptica ai più e piacente alle bolle misteriche, qualcosa come i riferimenti incrociati per astrofisici nerd nell’ultimo Twin Peaks. Poi serve quell’ingrediente che non deve mancare mai: il Sesso.
Autoincaricatosi di ideare un soggetto per una serie, qualcosa che abbia in sé meccanismi terroristici sessuali e messaggi subliminali destinati a culti hipster di nicchia, colui che vi scrive ha individuato una fonte iconografica e letteraria originale, una miniera di dati che può essere trivellata a fondo, anche a rischio di eventi sismici collaterali come i biechi parental control territoriali della moral suasion.
E allora, quale comparto iconografico migliore dei cento fantasmi visibili del terrorismo filosofico?
Così chiamati nell’esegesi della complessa opera di Sade a cura di Pierre Klossowski, i cento fantasmi sono le incisioni che hanno illustrato la prima introvabile edizione del 1797 di La Nouvelle Justine di Donatien-Alphonse-François Marchese di Sade. Per usare un eufemismo: 100 incisioni licenziose (anzi 99 perché quella di copertina doveva essere tranquilla, per evitare la scure della censura) che illustrano altrettante situazioni di abbacinante sesso geometrico, tableaux vivants dove uomini, donne, animali e mobilio si intrecciano nudi secondo rigidi schemi matematici. Cento scene illustrate che in realtà sono solo la punta di un iceberg fallocratico e vaginoculocentrico, perché a parole il Marchese descrive ben 700 situazioni in tutto, una montagna di tanta roba che fa sparire sotto il tappeto le banali 50 sfumature dei colori arcobaleno.
Quell’enorme quantità di visioni ha popolato le notti e i giorni di prigione del nostro Marchese di Sade secondo una precisa tecnica mentale che Ando Gilardi ha ritrovato cento anni dopo nell’Ulisse di Joyce e ora modestamente proviamo a impiegarla nella serie più a rischio di censura del mondo.
La storia triste di Justine, la ragazza buona, tra rapimenti, stupri, orge, torture e false incriminazioni, e la storia felice della più pragmatica Juliette vengono qui e ora trasfigurate in un’ambientazione contemporanea. Per evitare ritorsioni dall’algoritmo nazifemminista Me-Too, i protagonisti sono due giovani maschi, Joaquin e Javier, mentre l’ambientazione latinoamericana e spanglish è un artificio socioterritoriale per rendere più primitivamente cruente le visioni. La storia risulta comunque adattabile a qualsiasi mercato internazionale sostituendo nomi e contesto. Lo storyboard è pronto, qui sotto, carico di turboefferatezze a ritmo incalzante. Serve un titolo, che può variare dal didascalico e parafrasico Compagni di Merengue al più intimista Il segreto di Jo fino al sartriano L’inferno è laggente.
Nota importante a scanso di equivoci: i nomi dei personaggi sono veri ma non c’entrano nulla con questa storia.


 Joaquin e Javier, sedici e diciassette anni, sono i figli dell’ultimo rappresentante del Cartello di Cali 2.0. Dopo la morte violenta del padre in uno scontro a fuoco con la DEA (Drug Enforcement Administration), vedono mutare da un giorno all’altro la loro condizione. Saranno costretti a ripartire da zero, senza privilegi di sorta, nell’ambito di una spietata società meritocratica. Javier, il maggiore, è vivace, spensierato, ha una bellezza insolente e ne è felice; Joaquin, il minore, è timido, ingenuo, malinconico e soffre della propria condizione. Il primo cerca di trarre partito dalle sue doti fisiche, il secondo è virtuoso e ben deciso a conservarsi tale. I due si separano. Joaquin (Jo) va a Bogotà da certi amici artisti yankee, Ella e John Fitzgerald, ma sono in tournée in Alabama. Un curato, Eliseo Josè Primati, cerca di sedurlo con lo smartphone per cyberbullismo ma il ragazzo riesce a sfuggirgli e finisce per impiegarsi come domestico in casa di un toelettatore di cagnulini d’alto bordo, Jair Bolsonaro, che è in combutta con alcuni trafficanti d’organi a canne paraguaiani. Tenta anch’egli di sedurlo ma Jo resiste e così viene cacciato. Rifugiatosi presso un’anziana signora, Lula da Silva, ne è derubato. Privo di tutto, ormai alla mercé della megera, ne è ricattato e presentato a un certo Nicolas Maduro, produttore di snuff movie venezuelani, che intende impiegarlo in un bordello nazionalizzato e lucrare sulle sue prestazioni. Al suo rifiuto, i due lo fanno incarcerare con false accuse. In prigione Jo conosce un certo Juan Guaido, un farneticante borderline che si è macchiato di ogni crimine conosciuto. Guaido catechizza i secondini, prende possesso dei pacchi dono destinati ai detenuti, dà fuoco al carcere, ne violenta la direttrice ninfomane e perciò fugge, il tutto nello spazio di una notte. I due evadono e si rifugiano in Brasile presso una banda di siringueiros (tossici locali). Da lì Jo si allontana su un furgone di Los Pollos Hermanos in compagnia dell’anziano Augusto Pinochet, un rappresentante di cimeli fascisti cileni in plastilina; questi lo brutalizza per tre giorni con il pomolo del cambio a forma di teschio e alla fine l’abbandona svenuto. Riaprendo gli occhi, Jo assiste, dapprima non visto, a un episodio di sodomia: l’argentino Jorge Videla, bieco illusionista di strada che fa sparire per sempre le persone, si gode il proprio domestico indio. I due si accorgono della sua presenza, gli propongono di partecipare ai loro piaceri ma, al rifiuto di Jo, per sfregio lo portano dalla virtuosa signora Isabel Allende, la quale prende a cuore il suo caso e vorrebbe riabilitarlo, cercando di far arrestare Lula da Silva che intanto è fuggita a Cartagena per girare uno spot del Nescafè. Non fidandosi del buonismo radical chic della Allende, Jo fugge presso un popolarissimo curandero, Juan Domingo Perón, che vive in un sobborgo di Quito alta. Insieme alla moglie Evita, gestisce un orfanotrofio con duecento giovani allievi, metà maschi e metà femmine. Perón però evita sessualmente la moglie per dedicare le proprie attenzioni agli orfanelli. Subodorato il pericolo, Jo fugge nascosto nel cesto della biancheria sporca e si rifugia a Potosi, ove sbarca il lunario cercando oro nelle miniere-formicaio a cielo aperto. Qui, esausto, seduto sulla riva di una pozza fangosa, assiste a un altro delitto: un uomo getta in acqua alcuni cagnulini di razza incerta; Jo si precipita a salvarli ma l’omicida lo sorprende, ributta i cagnulini in acqua che giustamente annegano e trascina Jo nella propria bidonvilla. Si tratta di un comunista vegano crudista, gestore di una catena di balere di merengue, tale Raoul Castro, un uomo pervaso dall’ossessione di ingravidare le donne possedendole infallibilmente una sola volta. Ha idee alquanto bislacche sul concepimento: per nove giorni, dopo il coito, lascia le donne sospese a testa in giù in modalità @p.loreto, per essere certo che l’atto sia stato fecondo. Tra un’inseminazione e l’altra sgranocchia crocchette di soja integrali, beve succo ACE equo e solidale e si trastulla impalando cagnulini su bastoni di albero della gomma provenienti da colture biodinamiche. A questa specie di orco Jo è sottratto dal fratello di Guaido, Francisco Franco, titolare ombra della compagnia elettrica Sendero Luminoso. Entra poi in una abbazia di cappuccini dove è in voga il satanismo wtf e dove persone innocenti vengono recluse in serragli secondo un ordine prestabilito: prima le donne e i bambini. Qui il priore, fra Paulo Coelho, illustra a Jo le ignominie della propria vita costellata di stupri rituali, angherie e libri contenenti facezie.
Abbandonato il convento nascosto in una cassa di libri di editori a pagamento, Jo si accompagna lungo la via a Pepe Mujica, stravagante motelero psicotico che assassina sotto la doccia e poi tortura tutti i viaggiatori sovranisti trentasettenni ospiti del Motel. Temendo di essere denunciato, Pepe supplica Jo di accompagnarlo in albergo. Mentre si trovano lì, ecco giungere Fidel, fratello di Raoul Castro, che è cugino dell’oste killer di viaggiatori sovranisti trentasettenni e tutti assieme si recano da Jorge Mario Bergoglio, cugino anch’esso di Pepe però da parte di madre nubile, il quale ha la mania di torturare la bellissima moglie costringendola a uscire a cena con invalidi civili per puro pietismo.
Le avventure di Jo continuano con religiosi, terrapiattisti, avvocati, ministri delle infrastrutture e invertiti di ogni sfumatura, finché, avendo frequentato il falsario melodico Julio Iglesias, finisce nel carcere di Panama. Salvato da un trapper ecuadoregno, Lenín Moreno Seňorino, ritrova il compagno di avventure Guaido, diventato nel frattempo presidente della lega del filo d’oro di Montevideo, il quale lo porta nella casa di campagna dell’arcivescovo di Brasilia, in cui c’è un gabinetto a specchi che può essere trasformato in un’abominevole camera di tortura; qui l’arcivescovo fa circoncidere anziani agnostici e cuccioli di labrador dopo averli oltraggiati: «Quando entrammo dal prelato, trovammo nella stanza un grosso abate piuttosto anziano, sui trentacinque, il volto immondo, gigantesco di forme, il quale, su un sofà, leggeva Cent’anni di solitudine». Jo fugge travestendosi da povery armageddon, si trova invischiato in nuove avventure, viene ancora incarcerato, è condannato a morte, aderisce al condono fiscale, evade, erra senza meta, finché non incontra un bel chico a lui somigliante su una Renault Captur bronzo del 2017: è Javier, che accoglie il fratello con tenerezza e vanta i benefici del vizio. Dopo un periodo di noviziato al Casa Babylon, un grosso bordello di Manu Chao, in cui era soprannominato Boca junior per i suoi servizi, è riuscito a diventarne prestanome e socio di minoranza. Tuttapposto, quindi. Nei mesi seguenti i due fratelli ritrovati, come serial killer chicanos in erba, si dedicano con accanimento e dedizione a sterminare a ritmo di merengue tutti coloro che si sono approfittati del piccolo Jo. La lista delle vittime è impressionante, le polizie del Sud America sono costrette ad appaltare il conteggio dei cadaveri a un pool di ragionieri commercialisti di Belo Horizonte.
Nel frattempo si fa viva la madre naturale dei due ragazzi, Carmen Llera Moravia.
E si scopre che Lula da Silva in realtà è un uomo.
La seconda stagione è in lavorazione.

...

Nessun commento: