giovedì 11 aprile 2019

Rileggere (un post cazzeggione)



Leonardo da Vinci ha scritto che ogni nostra cognizione principia dai sentimenti, e questa sua frase è forse una tra le più vere tra quelle mai pronunciate della storia; e per quanto riguarda la pratica della lettura e della rilettura, secondo me la sua valenza e doppia, perché la rilettura è una delle attività che più mi dà piacere al mondo, e, tuttavia, in molti casi, mi immalinconisce pure.

Negli ultimi anni, a dir la verità, non sto rileggendo molto, sebbene mi riprometta regolarmente di farlo, tanto più che i libri da rileggere non mancano, tipo Vita e opinioni di Tristram Shandy di Sterne, L’opera galleggiante di Barth, L’outsider di Wilson, Breve storia di sette omicidi di Marlon James, Cancellazione di Percifal Everett, Il paese delle meraviglie di Oates, tanto per dirne alcuni, per tacer dei miei classici, quelli che ho letto e riletto e straletto tanto da impararne brani interi a memoria (perché io sono come i bambini piccoli, che della fiabe hanno il pezzo preferito), ovvero L’arte della gioia di Sapienza, Ritratto di Signora di James, I fratelli Karamazov di Dostoevskij; in passato, invece, ho passato degli anni interi a leggere e rileggere lo stesso tomo (soprattutto Ritratto di signora e L’arte della gioia), senza aggiungere niente di nuovo.

Il fatto è che sebbene qualcuno mi definisca una lettura veloce, in realtà sono una lettrice vorace: la mia teoria (che poi si riversa nel mio metodo di lettura, se di metodo si può parlare) è che ogni libro è un piatto composto ed elaborato, che però ha in sé un boccone “centrale” particolarmente gustoso su cui poi gira attorno tutto il resto; ecco, io penso di voler arrivare a quel boccone prima che questo si freddi e che la fame mi passi, e sono straconvinta che, una volta assaporato il suddetto boccone, anche il piatto intorno ad esso acquisti maggior sapore, maggiore armonia, maggior senso.

C’è da dire che, forse a causa dell’età o del numero dei libri letti, negli ultimi cinque anni sono andata (e vado tutt’ora) a cercare libri che mi suggeriscano già in partenza un certo nucleo, e, quando mi rivolgo ad altro che con questo nucleo c’entra poco o niente, ne sono perfettamente cosciente, e forse è per questo che rileggo molto poco: avendo nel complesso abbastanza chiara quale sia la spinta propulsiva che mi interessa approfondire già prima di leggere pregusto il sapore che vado cercando, e allora il bello sta se il cuoco che questa volta me lo propone ha combinato in maniera creativa la pietanza oppure mi prepara un piatto mediamente saporito e tuttavia senza niente di speciale, adagiandosi sul fatto che al mangiatore quel genere di piatto piace a prescindere , e che quindi non serve prepararlo con eccessiva cura o personalità. Capita anche che un piatto venga presentato come una prelibatezza da gourmet e si tratti di una schifezza precotta e industriale, stracondita con aromi artificiali e gonfiata con roba immonda che di vero non ha niente, ma questo è un rischio che va preso in considerazione e affrontato con una certa dose di filosofia.

Questo modo di procedere, tuttavia, mi fa sentire vecchia, perché mi sembra di muovermi in base a certezze date ormai per assodate, mentre la rilettura è un ristupirsi della verità di ciò che si legge, e, dopo essersene stupiti di nuovo, cominciare ad accettarla, e impiantarla in sé, allargando la propria visione del mondo, e adesso ho la sensazione che la suddetta visione del mondo non si sia allargata, ma forse approfondita, che certe radici si siano ben impiantate, sempre annaffiate dai sentimenti di cui scriveva Leonardo. Forse è semplicemente fisiologico che il mio albero interiore ormai sia quello che è, e che magari, adesso, è più il momento della sfoltitura e della manutenzione, dato che i sentimenti di partenza mi arrivano da parecchie più fonti, oltre ai libri, che sono diventati il metodo privilegiato di approfondimento di ogni cosa.
Non resta che vivere e vedere, e leggere e rileggere.

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