lunedì 29 aprile 2019

Musiche di scena, tra quinte e sipario


Per musiche di scena si intende l'insieme dei brani musicali che, in uno spettacolo di teatro, arricchisce la recitazione e l’azione scenica. A differenza di quanto accade nell’opera o nell’operetta, però, le musiche di scena non interferiscono con la trama, ma costituiscono un sottofondo ad essa, ad esempio inserendosi tra una scena e l’altra o commentando l’azione drammatica, a volte in forma di coro.

Già nel teatro greco vi era un legame strettissimo tra recitazione e musica, e vi sono esempi di musica di scena anche in rappresentazioni teatrali bassomedievali o rinascimentali (alcune commedie di Machiavelli, ad esempio, erano arricchite da commenti musicali); più tardi, un fenomeno analogo caratterizza il teatro elisabettiano, anche se delle musiche che accompagnavano le opere di Shakespeare non è rimasta traccia.

Con la musica di scena si cimentarono anche molti compositori classici, da Mozart a Beethoven, da Schubert a Mendelssohn, dando vita a melodie bellissime e molto efficaci, che in alcuni casi hanno completamente offuscato le sceneggiature cui facevano da accompagnamento.  

È il caso delle musiche di scena composte da Franz Schubert per Rosamunde, principessa di Cipro, dramma in quattro atti accompagnato da danze, musica e cori, scritto da Wilhelmine von Chezy, donna di lettere e personaggio piuttosto stravagante dei salotti ottocenteschi, che meriterebbe un post a sé. Rosamune fu rappresentato per la prima e unica volta a Vienna, il 20 dicembre 1823; suscitò alcune perplessità per la trama confusa (un feuilleton che riuniva tutti gli stilemi del drammone romantico), cosicché l’autrice pensò di ritirarlo dalla scena in attesa di modificarlo. Tuttavia, i lavori di rielaborazione si arenarono e la seconda versione non vide mai la luce.

Oltretutto, si è completamente perduta la sceneggiatura dell’opera, cosicché quel poco che è possibile ricostruire lo si ricava dalla musica, che è veramente molto bella e orecchiabile. Di seguito metto il link dell’ Entr’Acte all’atto terzo, e la musica di uno dei due balletti che arricchivano l’opera.



Le musiche di scena che preferisco però, sono quelle del Sogno di una notte di mezz’estate del mio amato Mendelssohn: un autentico gioiello. Il brano che prediligo è il secondo, lo Scherzo, che si esegue alla fine del primo atto. Si caratterizza per due temi molto simili, che si differenziano solo per il modo (uno in minore, l’altro in maggiore), e per il suo tono lieve e limpidissimo, che si può apprezzare in questa esecuzione diretta dal maestro napoletano Francesco d'Avalos, scomparso pochi anni fa.

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