domenica 28 aprile 2019

l'esperimento (un racconto)



l’esperimentoi

C’è questo giovane alla guida della sua auto in mezzo alla pianura. Ha abbassato i finestrini per spremere un po’ di frescura dalla notte. Indossa una divisa, la camicia è sporca. Toccando il taschino si accorge di non avere più gli occhiali a specchio, poi ricorda dove li ha visti l’ultima volta, mormora qualcosa, sbuffa e dà una manata sul volante. Ogni tanto si preme per un attimo gli occhi con due dita, per stare concentrato e per vedere meglio. È passata la mezzanotte quando mette la freccia per svoltare nella via. Parcheggia, alza i finestrini e spegne il motore. Si stiracchia un attimo. Recupera un mazzo di chiavi dal vano del cruscotto ed esce dall’auto. Silvia si allontana dalla finestra del primo piano dove abitano, e subito dopo la serratura del portone del condominio scatta. Quando lei lo vede sulla soglia di casa prende paura.
Ho fatto tardi scusami, ma è successo un casino. Michele è già a letto?
Lei continua a guardarlo e non parla, le riesce un cenno di capo. Si scosta per lasciarlo passare e chiude la porta.
Come è andata la visita di controllo, tutto bene? Chiede Fausto entrando nella cucina.
Sì, … ma tu? Hai avuto un incidente? Sei ferito?
No Silvia, sto bene. Sono solo stanco … e molto incazzato
E quello?
Cosa? Ah, il sangue sulla camicia … non è mio.
Non aggiunge altro. Prende una bottiglia di vino bianco, già aperta, dal frigorifero. Toglie due bicchieri dallo scola piatti, ne riempie uno a metà
Mi fai compagnia?
No, non mi va. Hai mangiato qualcosa? Se vuoi ti scaldo le lasagne che ha portato mia mamma.
Non ho fame, magari dopo … siediti, non ti stancare.
O parli, o vai a farti una doccia, conciato così mi fai impressione
Un attimo dai, … per ora mi tolgo la camicia - Armeggia con i bottoni e poi la butta sulla sedia a fianco. Beve un sorso sedendosi. Lei lo guarda dando qualche segno di impazienza …
I carcerati, hanno fatto una rivolta, ecco cosa è successo. Porca puttana … una rivolta vera, capisci? Hanno messo a soqquadro le celle, si sono fatti scudo con i materassi e ci insultavano, ci sputavano addosso …
Come? Cosa dici. Lì dentro non ci sono veri carcerati, stanno recitando anche loro … come voi, che fate la parte delle guardie
Non è proprio una recita, per lo meno non in quel senso …
Ma siete tutti informati e siete tutti consapevoli che è un esperimento, vero?
Più o meno ...
Cosa vuol dire più o meno?
Silvia è sbigottita. Appoggia i gomiti sul tavolino della cucina, tiene le mani incrociate davanti alla bocca e continua a scrutare Fausto come volesse leggere quello che non dice. Lui le prende le mani e le distende le braccia tirandola verso di sé.
Sai che qualcuno di loro aveva il dubbio di essere davvero finito per sbaglio, in una prigione vera? Lo dice accennando una risatina che non si apre oltre.
E voi, non lo avete rassicurato?
Silvia non ha alcuna voglia di accompagnare quel tentativo di alleggerire.
Noi? Ma non si può … è contro il regolamento …
Non capisco. Siete stati scelti per uno studio. Vi hanno detto come doveva svolgersi l’esperimento … come mai gli è venuto quel dubbio?
Forse per il modo in cui tutto è iniziato. Abbiamo saputo che sono stati arrestati dalla polizia, quella vera, con accuse inventate. Era tutto falso, ma hanno fatto in modo che tutto sembrasse molto realistico. Noi li aspettavamo al carcere …
Vuoi dire che la Polizia si è prestata al gioco?
Sì, il questore era d’accordo con i ricercatori dell’Università, e nessuno di noi lo sapeva.
Era per confonderli? Per fare in modo che non distinguessero più realtà e finzione ... è così?
È quello che intendevo prima con “più o meno” quando hai parlato di recita
Fausto finisce di bere mentre Silvia si alza restando in silenzio e accende il forno. Si ferma dietro di lui e gli accarezza la testa – Sei tutto sudato e sporco …
Ho capito, vado a lavarmi …
Prima voglio sapere del sangue … allora?
Ma è il meno Silvia, ti garantisco che nessuno è stato ammazzato – tenta di sorridere di nuovo, poi la guarda e torna serio - Qualche ferito lieve, medicato sul posto. Ce l’ho sulla camicia perché ho aiutato uno a rialzarsi e mi si è appoggiato addosso. È sangue dal naso …
Allora li avete picchiati …
Picchiati, non esageriamo ... Insomma, quando siamo arrivati là per dare il cambio ai tre che hanno fatto la notte, abbiamo trovato uno scenario da incubo … Avevano già mobilitato anche la riserva e quelli della notte si sono fermati per reputazione perché, secondo me, qualche puttanata devono averla fatta per scatenarli così …
Mentre Fausto continua a raccontare Silvia si alza. Prende la camicia e la mette a mollo nell’acqua fredda con un po’ di detersivo, nel secchiaio. Non lo interrompe. Mette la teglia con le lasagne nel forno già caldo e si risiede di fronte a lui evitando di fissarlo. Ascolta di imposizioni, di numeri di matricola, di appelli nel cuore della notte, ... della violenza che esplode, i carcerieri, Fausto compreso, che fanno uso degli estintori, l’irruzione nelle celle … Qualche botta ...
Ma è una follia - scoppia infine Silvia, trattenendo come può il tono di voce per non svegliare il bimbo - E tu? Tu cosa hai fatto in quella specie di bolgia da manicomio?
E cosa dovevo fare? Quei pezzi di merda hanno montato un casino tale che siamo stati costretti a intervenire. Anche noi abbiamo delle regole da fare rispettare per contratto … e anche una dignità, cosa credi. Perdio, tutti quei soldi non erano forse sufficienti per accettare qualche disagio? Oltretutto loro ne prendono più di noi, e si tratta di far passare al massimo due settimane, … due settimane Silvia, non due mesi o due anni.
Ma se già al secondo giorno siete a questo punto, come pensi che finirà?
Per fortuna è tutto rientrato e le cose si sono sistemate … non ti preoccupare.
E invece mi preoccupo, eccome. – Fissa un punto sul tavolo, rimane in silenzio per qualche attimo mentre anche Fausto tace e non sa cosa dire. Poi riprende e il tono della voce si è indurito
Questa storia non mi piace Fausto. Fatti dare la paga dei due giorni e ritirati, per favore … e fallo anche se non ti danno niente. È orribile quello che mi hai raccontato e non puoi giustificarlo con il nostro bisogno di soldi …
Ti dico che nessuno si è fatto davvero male. Ascolta, tu sei precaria nella scuola e sei di nuovo in cinta; io non ho ancora un lavoro stabile e vado avanti a lavoretti. Praticamente ci mantengono i tuoi più quel poco che arriva da mio padre … cosa dovrei fare?
Te l’ho già detto.
Silvia non aggiunge altro. Si alza, apre il forno e mette le lasagne in tavola con piatto, posate e tovagliolo. Toglie la camicia dall’ammollo, la risciacqua, la strizza e la mette sulla spalliera della sedia. Poi gli dà la buona notte. Mentre sta uscendo per andare in camera, lui la tira a sé da seduto, l’abbraccia e poi le bacia la pancia
Mi dispiace non volevo preoccuparti soprattutto in questo momento, credimi, non accadrà un’altra volta. Mangio un boccone, faccio una doccia veloce e ti raggiungo.
Lei fa un cenno con il capo e se ne va in silenzio.
Rimasto solo, guarda verso la porta da cui Silvia è sparita, indugia, poi scuote il capo e inizia a mangiare. Finisce, mette piatto, bicchiere e posate nel lavandino, spegne la luce uscendo dalla cucina e va in bagno. Prima si ferma davanti alla cameretta di Michele. La porta è aperta e se ne sta lì qualche attimo a guardarlo dormire. Quando si corica, dopo la doccia, anche Silvia sta dormendo o finge bene.

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L’ala del vecchio carcere recuperata per l’esperimento, odora di candeggina.
Uno dei carcerati è stato mandato a casa, dava segni di squilibrio. Quelli rimasti, hanno dovuto sistemare e ripulire tutto, cancellando ogni traccia di quanto accaduto durante la notte. I materassi malandati non sono stati sostituiti, li dovranno tenere così come li hanno ridotti. Nel corso della mattinata arriva il nuovo carcerato volontario in sostituzione di quello congedato. L’accoglienza degli altri due con cui deve condividere la cella è stata fredda. Non si fidano. Anche i tre individuati tra i più bellicosi, che hanno passato la notte impacchettati come acciughe, in piedi, nella stessa celletta di isolamento, sono tornati alle loro brande e stanno tentando di dormire tra un appello e l’altro. Dentro le tre celle che li custodiscono, girano solo occhiate e il minimo indispensabile di parole. A Fausto sembrano tutti parecchio incazzati e avviliti.
Nella stanzetta adibita a guardiola dove hanno messo un fornello a gas per la macchinetta del caffè, Giorgio lo saluta e chiede se è riuscito a dormire
Mia moglie mi aspettava alzata, e si è preoccupata molto.
Che cosa le hai raccontato?
Nemmeno la radice quadrata di quello che è successo, ma è bastato.
Non potevi evitare?
Certo, tutto sporco, con la camicia macchiata di sangue ... E poi avevo bisogno di dirle qualcosa, anche per sfogarmi …
Anche tu però, non ci sei andato leggero ieri sera …
Fausto tace e si versa il caffè. Giorgio si accende una sigaretta. Poi escono e si incamminano lungo il corridoio di fronte alle celle
Ho pensato a quel che è successo – riprende Giorgio - … secondo me i carcerati subiscono regole troppo umilianti. Quando le abbiamo concordate siamo stati troppo duri ... per non dire stronzi …
Però i ricercatori le hanno approvate ...
Sì, ma già alla fine del secondo giorno questi non ne potevano più e si sono ribellati tutti quanti …
Non tutti. Ho notato che uno nella cella 2, quello basso, grassoccio, … non urlava come un ossesso e se ne stava ben dietro gli altri. Quando abbiamo raffreddato gli animi con i getti degli estintori, lui l’ho risparmiato. Secondo me quello ci viene buono per qualche confidenza.
Cazzo, ma sei proprio entrato nella parte… addirittura pensi a farti un informatore… a proposito, vedo che ti hanno rimpiazzato gli occhiali…
Camminano
Sai cosa penso Giorgio? Che quello che è successo rientrava nelle aspettative di chi ha voluto mettere in piedi questo esperimento. Altrimenti avrebbero già sospeso tutto. Ricordati che ne hanno mandato a casa uno sotto shock, ma non per questo ci hanno fermati. Anzi, lo hanno già sostituito…
Mi stai dicendo che magari si aspettano altri casini?
Non sono sicuro, ma credo di sì.
Comunque domani c’è la visita parenti e bisogna che tutto fili liscio. Poi… non so
E se come punizione per quello che hanno fatto, annunciassimo che la visita è sospesa? In questo modo non si rischia che raccontino tutto ai parenti...
Giorgio si ferma, trattiene per un braccio Fausto e gli si mette di fronte: Allora vuoi la rissa, vero? Mi sa che ieri sera ti sei anche un po’ divertito, o sbaglio?
Sì ti sbagli. Penso però che bisognerebbe spingere la situazione un po’ più al limite. In fondo è ciò che credo interessi a chi ci paga… ma mi devi dare una mano con gli altri carcerieri, almeno tra noi dovremmo evitare casini, c’è troppa confusione…
Giorgio resta silenzioso. Finisce di fumare, getta il mozzicone a terra e lo spegne sotto la punta della suola. Quando arrivano in fondo al corridoio, prima di svoltare e tornare indietro Fausto guarda Giorgio in attesa di una risposta
Solo se ci fermiamo prima di farli uscire di testa… e, in ogni caso, di menare non se ne parla. Intesi?
D’accordo.


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La visita parenti viene annullata.
All’inizio i carcerati l’avevano presa male e sono volati insulti e imprecazioni, ma nulla di quanto era successo nella rivolta del secondo giorno. Poi la cosa si è spenta, come se a quel punto non fosse rimasto loro che rassegnarsi alla situazione, per quanto pesante fosse. Il quarto giorno dall’inizio dell’esperimento, durante l’ora d’aria, consumata come sempre nel corridoio, Fausto avvicina il ragazzo numero 412, quello che aveva evitato di schiumare con il getto dell’estintore, e lo chiama nella guardiola dicendogli di portare lo spazzolone e lo straccio. Escono dopo un quarto d’ora circa. Avvicinato da alcuni carcerati, il 412 dice loro che gli ha fatto pulire il pavimento dove qualcuno aveva rovesciato del caffè, sparso poi in giro dalle pestate degli altri.

Il giorno successivo passa senza che qualcosa turbi la pesante routine del falso carcere.

Il quinto giorno dall’inizio dell’esperimento, durante l’ora d’aria, che in realtà si risolve in una passeggiata nel corridoio, all’improvviso alcuni carcerati si lanciano contro le tre guardie in turno tentando di immobilizzarle. Fausto è tra loro, ma si è tenuto più appartato, e porta il fischietto alla bocca chiamando a raccolta; tutti quanti i carcerieri fanno irruzione nel corridoio dalla porta di accesso, dietro cui si erano tenuti nascosti, con grande sorpresa dei prigionieri. Sergio, un carceriere super palestrato, è davanti a tutti e si avventa grugnendo sui primi due che gli capitano a tiro, e li stende a manganellate mirando a ginocchia e testa. Anche Fausto è allibito da tanto entusiasmo nel menare, ma mentre cerca di contenere quell’esplosione di violenza urlando di calmarsi, viene strattonato e deve darsi da fare per non essere malmenato a sua volta. Urla, imprecazioni e grida di dolore si mescolano al rumore dei colpi sui corpi, sbattuti a terra o contro le sbarre, in un tafferuglio in cui in realtà regna una grande confusione. Il 412, rimasto in disparte, seduto sulla branda, è raggiunto dai suoi compagni di cella, insultato e preso a schiaffi e spintoni finché scivola a terra tentando di sfuggire all’aggressione. A quel punto sono calci e pestate su tutto il corpo. Poi qualcuno gli striscia la faccia nel vomito con cui sta imbrattando il pavimento. Sergio, agguantato quello dei due malcapitati che dimenandosi è riuscito a rifilargli un pugno in faccia, lo trascina per il bavero del camicione nella guardiola, lo denuda aiutato da altre due guardie accorse al promettente festino e lo penetra con il manganello mentre un fiotto di sangue misto a escrementi gli imbratta la mano. La cosa lo fa uscire definitivamente dai gangheri. Solo l’entrata in stanza di altri carcerati che tentano di soccorrere il compagno, gli impedisce di ammazzarlo. Distratto dai nuovi arrivi, molla la vittima priva di sensi e cerca di difendersi dai calci e dai colpi che questi gli infliggono con un manganello sottratto a una delle guardie che hanno steso nel corridoio. Uno dei carcerati è un peso massimo e si abbatte su Sergio con pugni che sembrano colpi di maglio. I due carcerieri che stavano con lui in guardiola si difendono come possono. Uno riesce a fuggire, ma come esce riceve il primo colpo in pieno viso e il successivo sulla nuca dopo che si è piegato in avanti con una mano a coppa sotto un occhio. Nel corridoio la lotta sta imbrattando anche i muri con il sangue lasciato dalle mani di chi si è pulito una ferita e si è appoggiato per non cadere, o dagli spruzzi da nasi e bocche su cui hanno infierito i manganelli o qualsiasi altra cosa utile allo scopo. Giorgio, barcollando, si accascia a terra e Fausto, che fin dall’inizio ha perso il controllo della situazione, cerca di soccorrere il compagno respingendo a manganellate chi tenta di aggredire. Ha di nuovo la camicia sporca, questa volta il sangue è anche suo. Alcuni carcerati si sono trincerati dentro una cella chiudendo la grata dall’interno con le chiavi sottratte a una guardia. Hanno fatto a pezzi una branda e tenuto lontano chiunque si avvicinasse. Al riparo dei materassi hanno resistito anche al getto di un estintore. Una volta svuotato, il carceriere lo scaglia contro le sbarre da cui rimbalza finendo a terra. Subito qualcuno, pur zoppicando, è più pronto a raccoglierlo, lo impugna, e manda altro sangue a raggrumarsi sul muro. Un altro ragazzo a terra, denudato e privo di sensi, è tenuto da due carcerieri anch’essi feriti e malfermi, che tentano di penetrarlo con il manganello. Quelli asserragliati dentro la cella, escono e si gettano su quei due trascinandoli e immobilizzandoli in un angolo del corridoio mentre uno dei carcerati, in equilibrio precario, cerca di pisciare loro in faccia …



Quando la polizia fa irruzione nel carcere, nessuno dei giovani, fossero guardie o carcerati, è uscito illeso da quella interminabile mezz’ora di brutale follia collettiva. I feriti sono soccorsi e le ambulanze trasportano in ospedale quelli conciati peggio, tra cui uno con sospetta emorragia interna. Altri ragazzi, una volta medicati, alcuni con punti di sutura, tuttavia in grado di stare in piedi, vengono caricati sui cellulari e portati in Commissariato. Molti giornalisti sono accorsi all’entrata del padiglione del carcere una volta che si è sparsa la notizia dopo i primi arrivi dei feriti al pronto soccorso; molte domande, ma la polizia si è riservata di dare risposte dopo che avrà raccolto le informazioni necessarie e interrogato i ragazzi.
Anche i ricercatori dell’Istituto di Psicologia dell’Università che hanno assistito, impotenti, dalla cabina di regia, a quello scempio di facce e corpi, sono sul posto e il commissario che dirige l’inchiesta sta parlando con loro. Dopo circa due ore, uno degli universitari comunica ai giornalisti rimasti, che l’esperimento è stato sospeso e che nella mattinata di giovedì, ci sarà una conferenza stampa nell’aula magna del loro Istituto.


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Giornalisti, studenti e docenti, non solo della facoltà di scienze umanistiche, affollano l’aula. Dopo l’introduzione del Direttore, il responsabile del progetto, professor Filippo Bardo, illustra brevemente le motivazioni dell’esperimento, non senza qualche interruzione da parte del pubblico. Infine, propone una analisi delle probabili cause di quanto accaduto. Quando i due finiscono di parlare, sono investiti da una valanga di domande, spesso sovrapposte in modo caotico e con toni a volte aggressivi, a cui tentano di rispondere a turno con evidente disagio, nonostante gli inviti alla calma rivolti a tutti da parte del Preside di Facoltà che ha assunto le funzioni di moderatore. È soprattutto il Direttore del Dipartimento a faticare a reggere il confronto.
… Non eravamo al corrente di ulteriori restrizioni imposte dai carcerieri, perché le telecamere di sorveglianza inviano immagini del corridoio e delle celle, ma non hanno l’audio. Si sono accordati tra di loro senza comunicarcelo …
È vero che alcuni dei ragazzi sono stati violentati con i manganelli?
Non siamo al corrente di questo, se ci saranno riscontri …
Ma dalle telecamere si dovrebbe vedere …
I nastri sono stati sequestrati dall’autorità competente e …
Sì ma prima, qualcuno di voi, stava guardando in diretta … Uno dei ragazzi carcerati è stato picchiato selvaggiamente dai suoi stessi compagni di cella. Da indiscrezioni pare che sia stato lui ad avvertire che stavano per preparare una evasione di massa. Lo sapevate? Gli avevate chiesto voi di svolgere quel ruolo?
No, no, sono dinamiche sorte tra di loro, non abbiamo imposto nessuna condotta da tenere, ne andava dell’esito dell’esperimento …
Questa affermazione sorprende la platea e per un attimo torna il silenzio, finché qualcuno si alza
Come mai di tutta questa esplosione di violenza voi non avete avuto il minimo sentore? Alcuni episodi, già accaduti, avrebbero dovuto insospettirvi …
Non era successo nulla di grave, per lo meno tale da far supporre che la situazione potesse degenerare fino a questo punto …
Nulla di grave? – qualche risata e il brusio riprende più sostenuto - … In realtà, risulterebbe che già dopo due giorni ci sia stata una prima rivolta dei carcerati e che le guardie siano intervenute molto pesantemente, al punto che uno ha avuto una crisi di nervi e lo avete dovuto allontanare …
Sì, ma che un soggetto possa dimostrarsi troppo fragile per reggere una situazione non usuale, di cui d’altra parte erano stati informati, va messo in conto e …
Anche le botte andavano messe in conto? Interviene uno a cui fa subito eco un altro
Già, anche di quelle non sapevate nulla?
Signori calma per favore, uno alla volta, … per favore …
Molto sangue è stato trovato all’interno della guardiola, immagino si potrà risalire ai responsabili dei pestaggi avvenuti lì dentro …
All’interno della guardiola non era stata piazzata alcuna telecamera …
Il rumorio cresce accompagnando queste ultime risposte e il moderatore è costretto più volte a chiedere di non sovrapporre le voci e di rispettare chi sta parlando …
Con che criteri avete selezionato questi giovani? Da quel che ci avete raccontato dovevano essere soggetti equilibrati, con istruzione medio alta e in grado di esercitare un buon autocontrollo. Vi pare che quanto successo abbia confermato le vostre scelte?
Direi che ha confermato proprio quanto si ipotizzava – risponde Filippo Bardo con tono fermo e spazientito. Subito dopo si alza, ringrazia e pone fine alla conferenza.
Mentre il Direttore e il responsabile del progetto stanno per lasciare la sala nell’ormai indomabile rumoreggiare …
Scusi Prof. Bardo, un’ultima domanda: da questo esperimento ha ottenuto quindi le prove che cercava? Lo rifarebbe?
Filippo Bardo si ferma, mentre il Direttore guadagna veloce l’uscita, si volta, verso l’interlocutore e, nel silenzio che la curiosità fa calare
Sì, la teoria che volevamo dimostrare è stata in massima parte confermata e … sì, con qualche precauzione in più, ma lo riproporrei.
Cercando di sovrapporsi al vociare che la risposta ha scatenato lo stesso giornalista continua
È questo che dirà ai genitori dei giovani che sono rimasti feriti, ed è così che scuserà la violenza degli altri? Dirà loro che questo evento drammatico è stato utile per confermare una teoria sulla “identità di gruppo di appartenenza” nel comportamento umano? …
Il professor Bardo sta già uscendo dall’aula e non si volta.

Fausto, esausto per le botte, l’interrogatorio e la notte passata in Commissariato di polizia senza poter chiudere occhio, era tornato a casa nella tarda mattinata di quella domenica, preoccupato per cosa avrebbe potuto raccontare a Silvia, e della reazione che lei avrebbe avuto. In casa c’era silenzio e nemmeno Michele gli corse incontro come faceva ogni volta che sentiva la porta aprirsi. Provò disagio, che divenne sconforto alla vista del biglietto sulla tavola nel cucinino, appoggiato sulla prima pagina del quotidiano locale che riportava alcune fotografie e la descrizione dei fatti accaduti nella notte al vecchio carcere…
“stiamo da mia madre per un po’ di tempo. Non venire e non telefonare. Non ho voglia di parlarne e di parlarti. Quando sarò pronta ti chiamerò io”.




i Il racconto si ispira liberamente all'esperimento di Stanford condotto nel 1971 da un team di ricercatori della Stanford University. Fu un test volto a indagare il comportamento umano in una società in cui gli individui sono definiti soltanto dal gruppo di appartenenza. Gli inattesi risultati ebbero dei risvolti così drammatici da indurre gli autori dello studio a sospendere la sperimentazione.

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