venerdì 22 marzo 2019

L'acqua in musica


Da sempre, l’acqua nelle sue molteplici forme è stata oggetto di rappresentazioni artistiche, sia in musica che in pittura.
Da appassionata di musica classica, in particolare, mi ha sempre affascinato la maestria con cui alcuni autori hanno saputo rendere l’idea dell’acqua in movimento: il lento scorrere di un fiume, lo zampillare allegro di una sorgente o il turbinio delle onde nel mare in tempesta.
Se però i compositori più antichi sono per me emotivamente meno coinvolgenti (penso ad esempio al mare in tempesta nella composizione di Vivaldi, bellissimo ma più distante dalla mia sensibilità), 

è con gli autori romantici che l’acqua diventa per me non solo un’idea evocata, ma quasi un elemento palpabile, tanto che se chiudo gli occhi mi sembra di toccarla. Ecco, la differenza è questa: la Tempesta di mare di Vivaldi è un brano molto bello, che però potrebbe farmi pensare anche a un bosco, o ad una cavalcata nella campagna; ma ogni volta che ascolto brani più recenti, ad esempio la Moldava di Bedrich Smetana non solo immagino il fiume che scorre, ma sono trasportata lì sulle sue rive.
In effetti, in pena tradizione romantica, la Moldava è un brano fortemente descrittivo. Parte di una poema sinfonico più ampio dal titolo La mia patria, descrive perfettamente il corso del fiume Moldava, che nasce da due sorgenti, rappresentate da un motivo fluttuante di flauti e clarinetti. Man mano che il fiume si ingrandisce, corni e arpe descrivono il suo scorrere nel bosco; poi, lungo le sue rive si svolge una festa nuziale campestre, il cui clima festoso è reso da una polka e una marcia. Un momento che amo particolarmente è costituito dai pianissimo degli strumenti a fiato che accompagnano, alla luce della luna, la danza acquatica delle ninfe. Dopo di che, il fiume scorre placidamente, finché accelera, giunge alle porte di Praga e, dopo averla attraversata, prosegue verso l'Elba.

Tipicamente impressionista è invece l’acqua musicata da Debussy, il quale sosteneva che il compositore non crea dal nulla, ma coglie il flusso costante e ininterrotto della musica dell’universo, fermandolo sulla carta. Non credo si possa trovare una descrizione migliore della musica di questo straordinario artista, che come nessuno mai è stato in grado di descrivere la realtà circostante. Ecco, per me il mare di Debussy è l’equivalente dell’Impression: soleil lévant di Monet.  Una realtà in eterno movimento, un fluire costante, un vento invisibile che attraversa il creato, quel vento che sembra di sentire al minuto 1:35 circa mentre gonfia le vele delle imbarcazioni.

Ma non è solo acqua immensa e vastità di oceano, quella descritta da Debussy, bensì anche la superficie calma di un lago, durante un gita in barca, magari ad Argenteuil, in un pomeriggio felice tra luccichio del sole che si riflette sullo specchio d’acqua, crinoline e ombrellini.



E chissà, forse la calma è solo in superficie. Forse sotto, nella profondità del lago, è invece tutto un turbinio di pesci che brulicano. 

Forse, in quello stesso lago, tra poco apparirà Ofelia tra i canneti…..


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