venerdì 1 febbraio 2019

John Keats, ascoltando Space Oddity.



Uno dei miei amici, un ottimo spacciatore di letture interessanti, mi lascia questo libro dalla copertina giallo sole. “Lettere sulla poesia”.   Solitamente non amo leggere opere epistolari. Si tratti pure di Keats. Non me ne voglia. Ma poi certi spunti metafisici mi portano al largo. Cito qua e là. Mischiando tutto, come mi è più congeniale. In mezzo ad un fruscio d'abiti metallici o stellati. Un po’ alieni. Nel posto ameno che abito quando lavoro . Dalla playlist scelgo Space oddity e inserisco il repeat. Ecco, che ci vuole, sono già altrove, ma sempre qui, mi impegno ad afferrare qualcosa, mi basterebbe l'ombra di un nesso.       



Keats sostiene che l'uomo non potrebbe, lui che è di passaggio, è un passaggio, un portale, legiferare sull'essere e il reale, e su ciò che è indipendentemente da lui : le stelle, il sole, Shakespeare... etc. etc. Quel reale, che è un altrove, Keats l'ha chiamato “Essence”, e lo cerca. Ci perde quasi la testa. Arriva a concepire l'esistenza dell'uomo esclusivamente in rapporto con l'essenza. E ridefinisce il ruolo del poeta che vive da creatura del passaggio come colui che mantiene un terzo luogo tra l'essere e il nulla, il luogo del no-thing, che non è ancora ...il nulla. No-Thing.  Nessuna cosa ancora. Ma qualcosa potrebbe diventare.
 Nothing è per Keats qualcosa che non ha esistenza di per sè, non ha corpo, non occupa lo spazio della realtà è “ ethereal” e tuttavia si fa reale grazie all'ardore che si mette nell'inseguimento, l’aspirazione e la ricerca. L'uomo aggiunge, ...è passaggio, non stazione. E' rapporto. E il suo essere qui ed ora è legato a ciò che è a-vvenire. L'oltre che egli insegue non è nè patria nè esilio. Non è per Keats la vera casa, perchè in quell'oltre non si tratta più di abitare, forse non c'è più un abitare laggiù. La ricerca non dona un'altra patria. E' solo movimento che spinge oltre, verso ciò che non è , perchè non ha corpo, non è materia che occupi lo spazio dell'esistente.

“This is major Tom to Ground Control
I`m stepping through the door
And I`m floating in a most peculiar way
And the stars look very different today “

John Keats ci dava dentro con gli oppiacei, era noto. Ciò non toglie che quando lavorava alle sue idee una lucida chiarezza si impadronisse di lui. Ma è solo grazie all'immaginazione- scriverà, che possiamo penetrare il mondo dell'immagine. Il suo corpo, la sua figura, forma, dimensione e colore.
"Non ti ricordi di esserti figurato il volto di chi cantava più bello di quanto fosse possibile- eppure nell'intensità del momento non ti pareva così- tanto alto eri salito sulle ali dell'immaginazione... ." (lettera del 22 novembre 1817). Ma tuttavia questi caratteri non sono percepibili ai sensi come lo sono le stesse proprietà nei corpi fisici. C'è di più. L'emozione trasla, fa sì che tu possa muovere i tuoi passi altrove.
L'immaginazione, aggiunge Keats, non finge nè mente : è facoltà poetica. Genera l'arte, il gioco, la musica, il cinema, l'abito e la nudità, la condivisione, la rappresentazione.
Nella nebbia, nell'incertezza, nello spazio siderale dell'assenza di significato, nel dubbio che quest'ultimo esista, quando il sentire non è venuto ancora incontro all'idea, che cosa accade lì? Vuol forse dire che non c'è nulla ? E' forse nulla l'affetto ? Il senso di mancanza? E' forse niente l'urgenza di riempire quello spazio con un segno, un'orma, un significato. E l'inseguimento. Questa corsa senza fiato verso qualcosa da esprimere non è proprio lei ? Non è forse la domanda aperta da quel contatto?
E' con l'immaginazione che penetriamo il mondo dell'immagine. Il suo corpo, la sua figura, forma, dimensione e colore. Ma questo è desiderio. Lo riconosco. E il desiderio tutto può essere, ma non il niente. Non è ancora la misura dell'idea, del contenuto, della sostanza. Ma ne è già il movimento, l'impulso, il respiro.
E' già un'immagine. E' quello che siamo, vorremmo essere, come ci vedono gli altri. E' tridimensionale.
"Il timone è l'immaginazione, la fantasia le vele e l'invenzione la stella polare" (Keats, 8 ottobre 1817)
Se faccio dell'immaginazione la mia guida, mi orienterò con l'invenzione e la fantasia mi trasporterà. Lasciandomi a piedi ogni tanto, ad aspettare invano. Nei gabbiotti scoperti e sbilenchi delle fermate d'autobus senza orari. O con la gomma a terra. O incerta su dove, verso cosa, perchè andare.

« Houston, qui Base della tranquillità. L'Eagle è atterrato »
Disse Armstrong , pochi secondi prima di fare i suoi primi passi sulla luna. Un bambino. Quel muoversi incerto dentro allo scafandro pesantissimo. La tranquillità è la prima sensazione che ci regala l'allunaggio verso l'essere. Non può che essere altrimenti, quando tutto trova coincidenza.

Anche nel centro di un tornado c'è quiete. Della verità dell'immaginazione Keats non ha dubbi.
"Ciò che l'immaginazione coglie come bellezza, deve essere verità", e aggiunge "sia che esistesse prima o no."Dunque l'esistenza corporea o meno dell'essere non misura la verità. La misura della verità, qui è piuttosto la bellezza : non nel senso edulcorato puramente estetico. No. Nel senso della bellezza che solo la passione può creare.
 "Ho delle passioni la stessa idea che ho dell'Amore-che sono tutte, al massimo della loro intensità, creatrici di Bellezza essenziale." ( Keats, 22 novembre 1817).
 L'incontro con il reale torna ad essere trauma. Un po' come se fosse registrato come impossibile e ci "sono impossibilità a questo mondo". Come a dire che ci sono cose su cui l'uomo non può.  E forse perchè non gli serve potere in quell'ambito.
“Ground Control to Major Tom
Your circuit`s dead, there`s something wrong
Can you hear me Major Tom?
Can you … “

Forse è proprio grazie a questa ignoranza che torna a sè stesso. Per poi creare : Mostrandosi.
"Non ho altro di cui parlare se non di me stesso, e di che cosa potrei parlare se non di ciò che sento?...
Il mio essere così come mi conosco diventa sempre più importante. ... L'anima è in sè stessa un mondo e ha abbastanza da fare in casa propria." ( Keats, 25 agosto 1819)
Quindi non possiamo. Non possiamo proprio farne a meno. Del desiderio, della passione di essere, rivelarci, lavorare da dentro verso lo spazio che è al di fuori di noi, verso l'espressione di noi stessi. Riempirlo di noi fino a generare un buco nero che contraendosi esploda. Tradire questo impulso genera vuoto e sgomento. Ma serve anche questo. Noi siamo l'accelerazione cardiaca dovuta alla commozione, alla sensazione che quello che facciamo siamo noi, e quello che non abbiamo ancora realizzato è la strada che c'è ancora da percorrere . La strada verso casa. Forse.  Mentre le stelle stanno a guardare.

“Here am I floating round my tin can
Far above the Moon…”
“Planet Earth is blue
 And there`s nothing I can do”
“I`m feeling very still
And I think my spaceship Knows which way to go…” .

Nessun commento: