giovedì 21 febbraio 2019

Incipit gaudente: "Il mangiatore di carta" di Edgardo Franzosini




Parigi, Place de la Concorde. È il primo mattino, l'aria è umida, le vie deserte. Un uomo si aggira pallido, stremato, per la piazza. Più corto che piccolo, le gambe da bassotto e il profilo ad asso di picche, indossa un paio di cachemire di tinta chiara e calza pantofole di marocchino rosso fiorite di ricami. Una catena d'oro a maglia veneziana alla quale sono sospesi come ciondoli un paio di forbici e un tagliacarte, gli corre lungo tutta la circonderenza della vita. Il suo nome è Honoré de Balzac, e si tratta proprio del grande romanziere «fondatore di generazioni» e «dissipatore di destini», dell'Omero della borghesia che, appena terminate le sue diciotto ore di lavoro quotidiano e prima di immergersi nella vasca da bagno, è uscito d casa, senza cambiarsi d'abito, per una boccata d'aria.

Questo è l'incipit de Il mangiatore di carta di Edgardo Franzosini, edito da Sellerio. L'opera racconta la storia di Johann Ernst Biren, il mangiatore di carta del titolo. Non ho ancora finito di leggerlo, ma l'incipit è un vero e proprio “incipit gaudente”: l'immagine di questo stacanovista della penna (Balzac) che si prende un momento di pausa mi piace tantissimo, e il ritmo delle frasi è rilassante, immersivo, capace di calarmi nell'atmosfera di una città in risveglio e di un uomo che ci si addentra. Mentre penso a queste cose, immagino di bermi un Calvados: un distillato di sidro avvolgente, caldo, capace di acquietare l'animo grazie al suo aroma di mele.
Perché per un libro eccentrico e stimolante ci vuole una bevanda dall'umore meditativo.



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