lunedì 4 febbraio 2019

Incipit gaudente: "Des mois" di Tommaso Landolfi



La voce del Minimus è in fiocchi come la neve; richiama anche certe nuvole in falda, nell'azzurro.


Quando ero ragazzo, volli una volta foggiarmi una lingua personale: mi pareva necessario cominciare di lì; una lingua vera e propria, con tutte le sue regole. Ma intesi bene che per ciò dovevo rifarmi ancora più lontano, ossia inventare in primo luogo un paese, un popolo, una storia e così via, la lingua essendo supremo fiore anzi frutto d'una civiltà; empii fogli e fogli, che ogni tanto ritrovo. E forse questo mi si configurò nel capo come la ricerca di un'altra cosa.


Questo è l'incipit di “Des mois”, testo di difficile definizione scritto da Tommaso Landolfi.
Il bello di questo incipit sta nell'uso giocoso e ricercato della lingua, ed è un incipit che mette curiosità; andando avanti, scopriremo che il Minimus è il figlio più piccolo dello scrittore che ha anche una femmina, soprannominata Minor.
L'idea di foggiarsi una lingua personale è una cosa che mi ha letteralmente conquistato, e andando avanti la storia mi è piaciuta sepre di più.

P.S: Mentre scrivevo questo post, mi sono fumato un sigaro, e mi sono anche bevuto un bel sorso di Anice secco Varnelli. Ahh.



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