martedì 12 febbraio 2019

Il piacere della pratica


Le rappresentazioni di atti sessuali sono da sempre un simbolo di buon auspicio, una benedizione garantita che riguarda tutti i sensi. Ci sono moltissime testimonianze scultoree e pittoriche che raffigurano danze sessuali tra esseri viventi e/o altro (vedi ad esempio affresco del XIV sec. Le porno scimmie di Brescia

Come se il fallo sia stato una sorta di peperoncino porta fortuna.

Ma partiamo dal principio. A quanto pare noi attuali esseri umani proveniamo da vari accoppiamenti tra uomini di razze diverse. Diciamo che il pianeta, essendo all’inizio costituito da un unico pezzo di terra, ha contribuito a rendere gli incontri tra i vari ominidi facilitati, visto che l’unico mezzo di trasporto erano le proprie gambe. Voci di corridoio narrano di grandi “bordelli” dove il sesso veniva fatto per puro piacere e non solo per la procreazione, come affermavano alcuni studiosi. Non c’erano le etichette che distinguevano un gusto da un altro, un’etnia da un’altra, un odore da un altro. Gli esseri umani si accoppiavano senza tabù.



Ma andiamo ancora in avanti nel tempo.

Gli Egizi, un popolo che ha rivoluzionato il piacere di fare sesso, quello goduto e interpretato anche attraverso travestimenti. Un popolo dalle grandi doti metafisiche ed erboristiche, riversavano queste caratteristiche anche negli atti sessuali producendo elisir afrodisiaci e giochini erotici. Insomma, un popolo ben dotato in tutti i fottutissimi sensi.



Ma c’è un popolo che oltre alla bellezza del godimento fisico è riuscito a dare al sesso un posto molto importante fino a farlo arrivare nei ranghi alti delle divinità: gli induisti.

Esiste una piccola città nello stato del Madhya Pradesh, dove sorge un tempio di nome Kajuraho. Una costruzione sacra di cui sono venuta a conoscenza quando trovai le sua immagini all’interno di un libro, riposto nella biblioteca del piccolo paese in cui vivevo. Li per lì non capivo se ci stavo vedendo bene, poi mi guardai intorno per accertarmi che nessuno mi osservasse, infine mi immersi nell’ammirazione di questa meraviglia architettonica, sfuggita alla distruzione degli islamici. Diventò il mio porno manga.


Un’intera struttura completamente coperta da sculture e bassorilievi di una vecchia India che rappresentano la vita quotidiana, la coltivazione dei campi, la preghiera con i relativi simboli religiosi e poi…una miriade di scene sessualmente esplicite. Come lo vuoi fare? In piedi, seduto, sdraiato, di fianco. Lì c’è tutto. Un’ode al sesso da cui ognuno di noi può trarre ispirazione. Costruito in epoca medievale, è un tempio dove la natura sessuale si sposa perfettamente con la natura circostante. Dove la sessualità femminile e maschile (come pure il sacro e profano) sono al solito livello. Anche se la donna sembrerebbe essere privilegiata in rappresentazioni che la vedono governatrici dei falli, celebrandone la forza. In alcune posizioni diventeranno anche complici tra loro, aiutandosi a vicenda nel raggiungimento della postura, alle volte abbastanza complicata. Ma si sa, con il respiro si arriva a tutto.


 


 Seni turgidi, vagine depilatissime e peni ben eretti sono decorati con fili in pietre preziose e oro, come fanno solitamente per le divinità.
Orge, sesso solitario, spiare il sesso solo per il proprio piacere, qualsiasi posizione può essere ammirata. Stessa ammirazione che viene raffigurata nelle divinità induiste che affiancano queste rappresentazioni con espressioni soddisfatte e compiaciute.
Un’India antica dove la sessualità era una materia scolastica,  dove ha avuto origine il trattato sul sesso più famoso al mondo: il Kamasutra, dove il sesso era aperto a tutti: donne, uomini e animali. Poi, mi chiedo cosa sia successo...

E va be', come disse Marcuse molto tempo dopo: è l’eros che nobilita l’uomo, non il lavoro.







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