giovedì 7 febbraio 2019

Dokkodo: La via che si percorre da soli


 Dokkōdō, tradotto come Via della solitudine o Via che si percorre da soli (e quest’ultima è la traduzione che preferisco) è l’ultimo testo che Miyamoto Musashi ha lasciato al suo allievo Terao Magonojo, a cui già aveva dedicato Il libro dei cinque anelli.
Il 
Scritto una settimana prima della morte del suo autore, il Dokkōdō si compone di ventun precetti da utilizzare per condurre una vita rigorosa, piena e onesta. Da parte mia lo adoro, e mi capita con regolarità di meditare sui vari precetti, cercando di vedere come questi possano adattarsi alla mia quotidianità e, soprattutto, come io possa costruire una vita buona e giusta e appagante, puntellando (o provando a puntellare) la mia condotta su queste fondamenta.
E niente, mi andava di scrivere qualche pensiero in proposito.


Accettate tutto nel modo in cui esso è.
Che poi rispecchia alla perfezione due motti che sono altri due postulati di vita: L’ideale è nemico del bene (Voltaire) e Il mondo sta bene come sta (Giordano Bruno)

Non cercate il piacere in sé e per sé.
Il piacere va goduto, non cercato, altrimenti sono cavoli amarissimi: cercare il piacere è il modo più sicuro per condurre una vita noiosa, annoiata e avvilente.
In nessun caso dipendete da una parziale sensazione.
Tom Waits, in Misery is the river of the World, recita Call no man happy 'til he dies, ovvero 'Non definire nessun uomo felice finché non muore'. Il fatto di avere un punto di vista già di per sé limita la nostra percezione delle cose. Non si sa mai, nel senso letterale della frase.

Pensate leggermente di voi e profondamente del mondo.
Il mondo dura assai di più di quanto possiamo durare noi, ergo non prendiamoci troppo sul serio. Che poi è il problema dell’umanità, oggi come da sempre, il credersi l’ombelico del mondo quando non si è neanche il buco del culo. Il problema a prendersi troppo sul serio e a credersi importanti è che si fanno danni a un contesto che ha molta più esperienza di noi. Comunque, quando tutto finirà, neanche questo avrà più importanza.

Siatene staccati dal desiderio per tutta la durata della vostra vita.
Quel -ne di “siatene” mi è sempre sembrato strano. Mi piacerebbe poter disporre di un’edizione commentata (bene) del testo di Musashi, per cercare di capirlo. Per il resto, siamo difronte a una delle indicazioni di vita più sagge di sempre.

Non rammaricatevi di ciò che avete fatto.
Anche perché è perfettamente inutile. O poni rimedio o impari e vai avanti. E ricordiamoci che questa cosa l’ha scritta un tizio che ha ammazzato un sacco di gente a partire dai tredici anni, per poi decidere che erano tutte vaccate, e che quello che aveva imparato doveva avere un senso anche al di fuori di combattimenti e duelli e stragi.

Non siate gelosi.
Farsi i cavoli propri è la chiave della felicità. Ogni percorso di vita è diverso (per fortuna), e poi, di nuovo, la percezione che abbiamo delle cose è sempre parziale.

Non fatevi rattristare da una separazione.
Anche perché tanto è inevitabile.

Il risentimento ed il rimpianto non sono mai appropriati né per se stessi né per gli altri.
Del sistema di pensiero orientale questa cosa dell’essere appropriati è meravigliosa. La vita è un casino e noi ci siamo immersi, e dato che non possiamo risolverlo, tanto vale galleggiarci su con eleganza e carattere.

Non lasciatevi guidare da un sentimento di amore o di lussuria.
Questo precetto si rifà molto a quello del piacere. Noi siamo i capi della nostra vita, non le emozioni, che vanno godute il più possibile nella loro transitorietà.

In tutte le cose non abbiate preferenze.
Di nuovo, non farsi guidare dal desiderio. Restare il più possibile lucidi al volante delle nostre esistenze.

Siate indifferenti a dove vivete.
Vedi faccenda del desiderio. Anche perché tante volte, se ci si lamenta di continuo, si rischia di non vedere il buono che ci circonda e le buone occasioni che ci capitano sotto gli occhi.

Non ricercate il gusto della buona cucina.
Ancora il distacco dalle sensazioni, che non significa non godersele, ma anzi godersele con maggiore gusto, proprio perché la vita non dipende da esse.

Non mantenete il possesso più di quanto sia necessario.
L’avidità è la fonte di ogni male, punto.

Non agite seguendo le credenze comuni.
Niente da dire. La saggezza.

Non collezionate armi né fate pratica con le armi al di là di ciò che è utile.
Questo (come tutto il resto, ma questo in modo particolare) Musashi lo dice per esperienza diretta. Io mi fido, e cerco di traslare il concetto di arma alla mia esperienza quotidiana; pertanto lo interpreto come una sorta di “non facciamo gli sboroni”.

Non temete la morte.
Se si teme la morte si temono un sacco di altre cose. E vivere nella paura non è soddisfacente.

Non cercate di possedere i beni o feudi in ragione della vostra vecchiaia.
Questa è abbastanza misteriosa. Un invito a vivere nel presente e non in ragione dell’accumulo per un
futuro che manco sappiamo se arriva? Non mi sembra improbabile, ma questo è un altro precetto che mi fa desiderare un’edizione commentata.

Rispettate il Buddha e gli dei senza contare sul loro aiuto.
L’indipendenza mentale e spirituale prima di tutto. Per il resto, come al solito, non si può mai sapere.

Si può abbandonare il proprio corpo, ma è necessario preservare l'onore.
Anche per questo precetto mi piacerebbe poter disporre di un’edizione ben studiata, perché per noi occidentali l’onore ha caratteristiche ben precise, mentre in oriente la situazione è un’altra, e molto più sfumata e tentacolare di quanto pensiamo noi. L’onore è un concetto troppo sovrastrutturato, che deve essere spogliato di ogni implicazione morale e culturale per essere esaminato con neutralità. È una di quelle cose che mi ripropongo sempre di fare e che ancora non ho fatto.

Mai smarrire la Via.
Conosci te stesso, sii responsabile dei tuoi pensieri e dei tuoi moti interiori, godi del buono che ti capita e non ti crogiolare nel dolore.



E questo è quanto.

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