lunedì 18 febbraio 2019

Dry Martini Cocktail

Chiunque mi frequenti è a conoscenza del mio amore sviscerato per il Martini in ogni sua forma.
Pertanto in questo post darò qualche informazione su storia e preparazione di quello che è considerato il re dei cocktail il più bevuto e mostrato da cinema e televisione, il Cocktail Martini.

Cocktail Martini
STORIA

Le tesi riguardanti le origini di questo cocktail sono svariate e, in gran parte, vicine alla leggenda.
La più autorevole, documentata da John Doxan in "Stirred - Not Shaken", afferma che un barista di nome Martini originario di Arma di Taggia in Liguria, emigrato negli Stati Uniti, avesse creato la miscela attorno al 1910 presso il Knickerbocker Hotel di New York in onore di John D. Rockefeller.
Altre versioni vedono il cocktail nascere un decennio prima dall'estro di un tale Martinez di New Orleans o da una cittadina della California di nome Martinez.
Qui infatti una targa in bronzo reca scritto: "In questo luogo, nel 1874 Julio Richelieu, barista, ha servito il primo Martini a un minatore che, entrato nel suo saloon... aveva chiesto qualcosa di speciale. Gli venne servito un 'Martinez Special'. Dopo tre o quattro bicchieri la 'z' si era persa per strada."
Ancora prima, intorno al 1860, pare che Jerry Thomas, titolare di un bar a San Francisco presso l'Occidental Hotel sulla Montgomery Street, avesse servito un cocktail di nome Martinez ad un cliente in viaggio appunto per Martinez.
L'Oxford English Dictionary invece associa erroneamente l'origine del nome del cocktail a quello del vermouth dry della Martini & Rossi, ma la ditta sarebbe nata più tardi del cocktail stesso.
Resta il fatto però che la ricetta attuale, se non per la presenza del gin fra gli ingredienti, è ben differente dalle prime ricette.
Anche lo stesso gin che conosciamo noi oggi si produce così solo dagli inizi del 1900, come afferma Charles Schumann in "American Bar".
Al di là di tutto ciò che appartiene al passato, oggi il Dry Martini è il re dei cocktail, che vanta innumerevoli varianti e metodi di preparazione, un rito questa, per ogni barman che si rispetti.

 PREPARAZIONE

Nel ricettario I.B.A., acronimo dell’International Bartenders Association ovvero “Associazione Internazionale Barman”, il "Dry Martini" è composto da 8/10 di gin e 2/10 di vermouth dry.
Si prepara nel mixing glass e si filtra in coppetta cocktail.
Si conclude con un lemon twist o con un oliva verde.
Ma questo non basta...
La formula è semplice: gin e vermouth dry. Si, ma quale gin? E quale vermouth?
Esistono vari tipi di gin in commercio: il London Dry gin, l'Old Tom gin, lo Sloe gin, il Plymouth gin e l'Holland gin, ognuno con caratteristiche ed impieghi diversi.
Ma l'unico gin adatto a creare un Martini è il London Dry in quanto più secco, come suggerisce il nome.
Non per il nome, che invece sembrerebbe scelto apposta, il vermouth più indicato è il Martini "extra dry" dell'italiana Martini & Rossi, apprezzato e diffuso in tutto il mondo.
Ci sono tre tipi di ghiaccio adatti per preparare un Cocktial Martini: a cubetti, "crashed", a scaglie, "pilé" o tritato.
Il ghiaccio a cubetti è il più usato e il più indicato per l'utilizzo sia dello shaker che del mixing glass.
Meglio se fatto dalla macchina o "ice maker".
Il ghiaccio a scaglie invece è quello che si ottiene frantumando un grosso blocco con il caratteristico attrezzo.
È indispensabile per la preparazione di un "Dry Martini" che il ghiaccio sia, oltre che pulito e inodore, appena fatto e cristallino, deve "schioppettare" quando si versa il gin o il vermouth, per evitare che, sciogliendosi durante la miscelazione, diluisca la bevanda.
Decisamente da bandire l'utilizzo nella miscelazione di ghiaccio secco, tritato o di contenitori in metallo o plastica con all'interno liquido refrigerante.
Il mixing glass, insieme allo shaker, è uno degli strumenti essenziali per la preparazione di un cocktail.
Escludiamo a priori l'utilizzo dello shaker per la preparazione di un "Dry Martini" in quanto non vi sono nella ricetta succhi di frutta o agrumi, latte, uova, sciroppi, liquori ad alta densità zuccherina e altri elementi che necessitano di essere agitati con vigore. 
Mixing glass
Il mixing glass si presta invece a mescolare distillati e vini in modo meno traumatico.
Il mixing glass, rigorosamente in vetro o cristallo e con una capienza che va dai 50 ai 70 cl., necessita di due accessori: lo "strainer" o passino, e lo "stirrer" o cucchiaio lungo.
È preferibile utilizzare un mixing glass con il beccuccio che agevola la mescita.
Utili anche quei mixing glass dotati di filtro e beccuccio in acciaio in sostituzione dello strainer.
Ovvio è che tutti questi attrezzi debbano essere perfettamente puliti e non presentare alcun odore.
Esiste poi un particolare mixing glass chiamato "gallone", ottimo per preparare più di tre cocktail ma usato spesso anche per piccole dosi, così come all'Harry's bar di Venezia.
Qui, in particolare, non si prepara mai un solo Dry Martini: per la buona riuscita di questo cocktail è infatti necessario utilizzare le dosi almeno per due.
Per la preparazione del nostro cocktail, avremo l'accortezza di raffreddare il mixing glass riempiendolo per 3/4 di ghiaccio, ruotandolo per alcuni secondi ed eliminando accuratamente l'acqua formatasi.
Verseremo quindi il vermouth, poi il gin, e mescoleremo velocemente ma delicatamente con lo stirrer in senso orario e dal basso verso l'alto sollevando il ghiaccio.
Dopo pochi secondi, con una dozzina di colpi di stirrer, avremo raggiunto il cosiddetto "punto di cottura": la miscela dovrà così risultare ben raffreddata e per niente allungata.
Poi, filtrare subito nel bicchiere.
Coppetta cocktail
Il "bicchiere da Martini", come viene chiamato da molti, è la classica "coppetta cocktail" di forma conica e dallo stelo lungo e sottile che evita di trasmettere il calore della mano al liquido contenuto.
Alcuni ritengono sia una vera e propria opera d'arte, simbolo del design minimalista che racchiude in se le tre figure principali: la linea, il cerchio e il triangolo.
In vetro, o meglio se in cristallo, la coppetta cocktail ha una capienza che va dai 6 ai 9 cl. ed è per questo impiegata nel servizio degli "short drinks" serviti lisci.
Per il servizio di questa come di tutte le altre bevande, è necessario che i bicchieri siano perfettamente puliti, lucidi e senza alcun odore.
Inoltre bisogna avere l'accortezza di raffreddare le coppette riponendole in una cella frigorifera, immergendole nel ghiaccio pilé, o colmandole di ghiaccio all'inizio della preparazione del cocktail e svuotandole bene prima della mescita.
Per la mescita è bene disporre i bicchieri diagonalmente con i bordi che si tocchino e riempirli prima per metà, procedendo da sinistra verso destra, poi ridistribuendo equamente il contenuto rimasto.
Decorazione
Quasi sempre un drink va completato con un'adeguata decorazione, d’altronde si sa che il piacere della vista precede e condiziona quello del palato.
Nel caso di un Dry Martini poi, la decorazione influisce anche sul gusto della bevanda, conferendole una sfumatura caratteristica.
Per questo cocktail è infatti prevista un'oliva verde o un "lemon twist": la scelta va affidata al gusto di chi ordina il cocktail.
L'oliva verde, ben pulita e possibilmente snocciolata, va infilzata in uno stecchino ed immersa nel drink.
Una leggenda racconta di una spia che sarebbe riuscita a carpire importanti segreti militari nascondendo una"pulce" proprio nell'oliva di un Dry Martini!
Il lemon twist consiste invece nel prelevare un pezzo di scorza da un limone e strizzarlo sul drink in modo da spruzzarne la superficie con l'olio essenziale contenuto nella scorza.
È possibile che vi venga anche richiesto di aggiungere la scorza stessa del limone: in questo caso si può tagliarne una striscia lunga e sottile evitando di prendere anche la parte bianca, o albedo, arrotolarla a spirale ed immergerla nel drink creando così un gradevole effetto visivo.

VARIANTI

Un Dry Martini può anche essere preparato "On The Rocks", ossia in un bicchiere old fashioned con ghiaccio.

Lasciando immutati gli ingredienti ma variandone le dosi, si ottengono diverse varianti:
il Dry Martini Traditional con due parti di gin e una di vermouth dry;
il Dry Martini Dry con cinque parti di gin e una di vermouth dry;
il Dry Martini Extra Dry con otto parti di gin e una di vermouth dry;
l'Hemingway con quindici parti di gin e una di vermouth dry, dal nome del noto scrittore che la inventò, chiamata anche Montgomery dal fatto che il generale Montgomery non combattesse mai se non con la certezza di una superiorità numerica sul nemico di uno a quindici.

Vi è poi una versione che si prepara "lavando" il ghiaccio col vermouth, ossia versando il vermouth dry nel mixing glass colmo per tre quarti di ghiaccio e mescolando; quindi, trattenendo il ghiaccio con lo strainer, si elimina il vermouth e si procede come di consueto.
Alcuni invece usano un cucchiaino da the di vermouth per 5 cl. di gin. Col tempo i gusti dei consumatori di Dry Martini si evolvono sempre verso il "secco": dal Desert-Dry Martini fino allo Snifterini che elimina del tutto il vermouth!

Variando invece la decorazione in una cipollina dolce, si ottienne il Gibson con 9/10 di gin e 1/10 di vermouth dry, come previsto dal ricettario I.B.A. del 1993.
Lo stesso cocktail era codificato nel primo ricettario del 1961 in 5/6 di gin e 1/6 di vermouth dry, mentre nel secondo del 1987 in 8/10 di gin e 2/10 di vermouth dry.

In America è nota una variante detta Shaken Martini, ossia preparata con lo shaker, o addirittura un Dirty Martini, con l'aggiunta di gocce del succo di olive.
Un bar di New York è stato menzionato per un Martini preparato con olive nere e qualche goccia di aceto balsamico!

Con 1 oncia di gin, 3/4 di oncia di vermouth dry, l'aggiunta di uno spruzzo di vermouth dolce (bianco o rosso) e una scorza di limone si ottiene un Knickerbocker.

James Bond nei suoi films beveva Vodka Martini o Vodkatini, identico al suo predecessore nelle dosi e nei metodi di preparazione, ma con la vodka al posto del gin.
Nato negli anni sessanta è presente nei ricettari I.B.A. dal 1987.

Sempre variando il distillato di base si può preparare un Tequini, con il tequila al posto del gin, variante menzionata nel ricettario I.B.A. del 1987.

Variando invece il secondo ingrediente possiamo avere uno Scotch Martini. Si prepara raffreddando solo il gin nel mixing glass, filtrando in coppetta ghiacciata e completando con uno spruzzo di scotch whisky e una scorza di limone.

Nota anche la variante detta Martinez Cocktail, composta da mezza oncia di gin, 3/4 di oncia di vermouth dry, uno spruzzo di Orange Bitter e uno spruzzo di triple-sec.
Si prepara come un Dry Martini e si decora con una scorza di limone nel bicchiere.

Detto questo auguro una buona bevuta a tutti….

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