mercoledì 23 gennaio 2019

Words (Parole)



Un omaggio alla Carta e alla sue figlie : le Parole.
Un tributo al colore autentico della fibra naturale, della lana, del cotone appena raccolto.
Prima che una tinta lo incontri, lo impregni della sua anima dinamica e lo costringa a correre.
La Carta è un sottoabito dei primi del novecento in cotone naturale, qualche cardigan di lana scozzese e un tubino di seta anni '60. Poi sarà proclamata un'occupazione. A cui le parole prenderanno parte. Parole che ho rubato, preso in ostaggio da riviste, giornali, parole scritte da altri per altri ancora. Per dar luogo ad un Collage estemporaneo, dove il senso e la logica sono stati ospiti graditi, ma giunti per pura casualità. Ma parlare di caso non è opportuno. Io non ci credo al caso.
Parole che dopo che hai letto diventano tue. E puoi dimenticare o ricordarti. 



 Questo bisogno di essere. Altrove. Al di fuori di sè stessi. Attraverso una relazione, un'amicizia, un giardino da aspettare in primavera. Qualcuno che un giorno ti rileggerà nelle parole scritte dietro una foto. Che poi alla fine restano dentro l'immagine .


Carta da regalo, carta da pacchi, carta carbone che imita, che copia, che replica.
I cartoni di un trasloco, i cartoni che diventano la casa di qualcuno, ai margini di un vicolo, di una città uguale a tante altre.
La carta delle coccarde, dei festoni della prima festa di compleanno. Coriandoli.
Carta pesta, carta di giornale, carta riciclata, carta liscia o ruvida del blocco di un disegnatore.
Un origami. 


Carta straccia o carta di giornale, spesso purtroppo non c'è più differenza fra le due.
Romanzo popolare, di formazione, noir, narrativa, saggistica, poesia.
Libri di poesia che vengono conservati o dimenticati per poi essere cercati nuovamente e ritrovati nelle bancarelle dei mercati dell'usato.


Carte da gioco, la promessa mancata di un futuro diverso.
Il solitario. Ingannare il tempo sfidando sè stessi. La Sorte. Cercando uno spiraglio qualsiasi. L'ebbrezza di poter conquistare un vantaggio. Sul tempo, sul dove e sul quando.


Che cos'è la Carta ?
Perchè resiste così tanto nell'uso quotidiano mentre la tecnologia e il progresso ci propone sempre nuovi strumenti di comunicazione ?
Leggo e trascrivo...
"... La carta è un prodotto conosciuto da millenni: sembra infatti che in Egitto, intorno al 3000-3500 a.C., esistesse già il papiro, considerato come la pietra miliare per l'evoluzione storica dei supporti per la scrittura.
Esso era molto simile alla nostra carta e veniva fabbricato utilizzando una pianta acquatica, il cyperus papyrus, allora molto diffusa lungo il Nilo, in Palestina ed in Sicilia. La parte superiore dello stelo di questa pianta veniva tagliata in strisce longitudinali di basso spessore, larghe pochi centimetri e lunghe oltre un metro. Tali strisce venivano poi disposte, l'una accanto all'altra, sopra un piano orizzontale, in modo da formare uno strato continuo e il più possibile omogeneo.


Su questo primo strato se ne collocava un altro, con l'accortezza di disporre le strisce in modo trasversale rispetto alle prime. Il reticolo, così formato, veniva poi bagnato con acqua e pressato affinché le sostanze collanti contenute nelle fibre della pianta facessero aderire i due strati sovrapposti; successivamente veniva fatto asciugare all'aria.
 Incollando i margini di più fogli di papiro, tagliati tutti nelle stesse dimensioni e posti consecutivamente, si otteneva una striscia continua, che nell'uso veniva arrotolata costituendo il «volumen» o rotolo, l'antesignano del nostro libro.
 

Un altro ottimo materiale su cui scrivere, molto apprezzato per la sua resistenza al tempo, fu la pergamena. Tale materiale, ottenuto da una accurata lavorazione delle pelli di animali di piccola e media mole, costituì il prodotto più largamente usato in tutto il mondo civile fino alla comparsa della carta vera e propria.

Le origini della fabbricazione della carta passano per la Cina. La leggenda e le ipotesi la fanno risalire alla fabbricazione dei feltri, in cui i mongoli erano maestri. Un ministro cinese, Ts'ai Lun, intorno al 105 d.C. (data ovviamente approssimativa) sostituì, nella fabbricazione dei feltri, le fibre animali con quelle vegetali, dando così luogo a quel prodotto che oggi chiamiamo carta.


La parte fibrosa della corteccia veniva messa a macerare in acqua, risciacquata e successivamente battuta in mortai di pietra fino ad ottenere una pasta uniforme di fibre cellulosiche. Questa massa di fibre opportunamente diluita con acqua veniva versata sopra la così detta «forma», costituita da una specie di graticcio ottenuto per accostamento di sottilissimi bastoncini di bambù. L'acqua passava attraverso le fenditure del graticcio e le fibre, feltratesi tra loro, restavano in superficie formando un foglio di opportuno spessore che, staccato e levato a mano dalla forma, veniva messo ad essiccare all'aria.


(e mi fermo qui, e vi rimando al blog di Samanta Tommasi, autrice del pezzo, dove potrete finire di leggerlo e gustarvi tutte le sue meravigliose foto. Quando le ho chiesto il permesso di riportare un suo vecchio pezzo, che leggerete la settimana prossima, lei mi ha mandato anche questo, che la rappresenta alla perfezione: la poesia come modo di essere)

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