giovedì 31 gennaio 2019

Una delle mie dimensioni


Non c'è giornata più adatta di questa, per scrivere poche righe su una band che ha fatto un pezzo di storia della metal(z).
Gli Slayer, tra i tanti sviluppati, hanno creato un album, risultato uno dei più belli e senza troppi giri di parole: God Hate Us All. Un simbolo, pubblicato il giorno più triste della storia, l'11 settembre 2001. Non credo debba aggiungere altro a parte che la sua uscita era prevista molto tempo prima; fu una coincidenza devastante. Un sound aggressivo, pieno di rabbia, di odio e di verità. Scritto e composto in un passato non troppo remoto ma che già aveva previsto un futuro sfigurato.
Un album che decolla con suoni, strumenti e parole che si sovrappongono, come se ogni membro del gruppo facesse la sua presentazione, per poi annunciare l'atterraggio con una voce che strilla: "Dio ci odia tutti", che s'inabissa sempre più fino a scomparire del tutto.
Dopo un attimo di silenzio ecco che ha inizio l'opera. Un susseguirsi di brani che raccontano disapprovazione, soprattutto per religioni troppo eccessive, violente e mentalmente costrittive. Insomma, un album blasfemo che non ha paura di urlare ciò che pensa, grazie alla voce graffiante di Tom Araya, tra riff meravigliosi e batteria che donano un tempo e un senso a tutto questo. Fino ad arrivare al mio pezzo preferito, forse il più scontato, il più commerciale, quello che ha dato slancio all’intero disegno: Bloodline 

Pazzesco, un drink da buttare giù alla goccia.

Il suo ritornello
I’ll kill you and your dreams tonight
Begin new life
Bleed your death upon me
Let your bloodline feed my youth


Gli Slayer, hanno sempre varato e vomitato sound e testi che andavano di gran lunga a gridare quanto il mondo sia abitato da gente danneggiata che è parte di un sistema capitalista, considerato fresco e funzionale, quando invece e in realtà, è solo varichina sugli occhi. 



Trovo gli Slayer dei grandi oratori che hanno anche saputo dare un tono a questa nostra “civiltà”, obesa e mal nutrita allo stesso tempo. Politica, industria, guerra, petrolio, interessi, cospirazione, stupro, suicidio, sono i tanti temi che vengono sapientemente trattati, da questi tipi pazzi dalle sembianze dei Troll Norvegesi. A tal proposito consiglio anche l'ascolto di South Of Heaven
Da sentire assolutamente in cuffia e magari mentre passeggiate nella “civiltà” globalizzata e vi accorgerete che tutto ciò che vi circonda sembra seguire il ritmo che avete nelle orecchie. 
Non è consigliato attraversarci la strada God Hate Us All

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