martedì 22 gennaio 2019

Due autoritratti (Tintoretto)


Tintoretto dipinse questo suo autoritratto (tecnica olio su tela; dimensioni 61x51) nel 1587 circa, all’età di 69-70 anni. Purtroppo non si può definire con precisione l’età del pittore perché la sua data di nascita, dai documenti pervenutici, si ricava solo dal certificato di morte.
Il ritratto è comunque quello di un uomo anziano a mezzo busto, posto di fronte, che ci guarda direttamente negli occhi, infossati e circondati da profonde occhiaie, vestito di scuro su sfondo scuro; prende luce dal viso, incorniciato da una barba bianca con  la fronte solcata da rughe. I colori che emergono sono soprattutto il nero e il bianco.
Carlo Ridolfi, biografo del Tintoretto, nel 1648 scrisse che il pittore nei ritratti usava soprattutto il bianco e il nero  […] perché l’uno dava forza alle figure profondendole ombre, l’altro il rilievo. […] “ 
La sua biografia ci racconta che non ha vissuto grandi avventure, è nato e ha trascorso quasi  tutta la sua esistenza a Venezia. La fronte aggrottata e gli occhi che ci guardano un po’ spenti e stanchi danno l’idea di un uomo che, percorso un bel tratto della  vita, si sta facendo delle domande sulla sua essenza  e che forse, vista l’età, intravede qualche risposta.

Non si può pensare a questo autoritratto senza confrontarlo con quello in cui, giovane venticinquenne, ci guarda in modo spavaldo torcendo la testa, cercando il nostro sguardo (1546-1547):


Osservando  i due ritratti e tornando a guardare quello che lo ritrae a settant’anni mi chiedo: quando il suo  sguardo sul mondo è cambiato ? In quale momento della vita e quale evento l’ha trasformato ? Ha dovuto combattere per affermare la sua arte, ma è riuscito a emergere, ha vissuto tutta la vita senza soffocare la sua grande passione per la pittura, ha avuto amori, figli, riconoscimenti e grandi dolori: è la vecchiaia che  lo rende malinconico e prostrato?
E’ la consapevolezza della tragicità della nostra condizione di esseri umani, che noi acquisiamo solo col tempo, che rende inevitabile la perdita dell’orgoglio, della spavalderia, della forza e ci rende lo sguardo vuoto? Tintoretto in questo autoritratto, pennellata dopo pennellata, riesce a leggersi dentro e a trasmetterci una condizione che credo universale.

(Questo pezzo segna l'esordio dentro la Caverna di Elda Mattesini, una donna per la quale le cultura è un modo di vivere e un valore. La passione che mette nella vita è contagiosa e comunicativa come poche cose al mondo, e la ringrazio tanto per essere qui)

1 commento:

Sam ha detto...

Sublime spunto di riflessione