mercoledì 30 gennaio 2019

Della musica magiara - riflessione in una giornata piovosa

Sarà che oggi il tempo è bigio e piovoso, sarà che il meteo ha annunciato la neve che comunque non c'è, ma insomma io sto ascoltando della musica che ben si adatta all'atmosfera plumbea di stamani. Volendo deliziare le mie orecchie con brani adeguatamente cupi e suggestivi, ho cercato automaticamente della musica magiara….. e poi ho riflettuto che in effetti, beh non tutta la musica magiara è triste. 
Penso ad esempio alla bellissima Marcia di Racoczy, che ho citato in un post dello scorso 11 gennaio, e che è tratta dall’opera La dannazione di Faust di Hector Berlioz, del 1845.
È un brano decisamente suggestivo e direi fragoroso, e la sua particolarità sta nel fatto che rappresenta una specie di “intruso” nell’opera. Infatti, si tratta di una marcia popolare molto celebre in Ungheria nel diciannovesimo secolo (non a caso, infatti, il brano viene spesso citato anche come la Marcia Ungherese di Berlioz), che il compositore riprende e orchestra con il preciso scopo di ingraziarsi il popolo ungherese allorché si apprestava a dirigere in quella terra un concerto di sue musiche.
In particolare, egli raccolse il suggerimento di un amico che aveva consigliato di flirtare un po’ con il pubblico, dimostrando interesse per la musica tradizionale autoctona, e in una sola notte (o almeno, così vuole la leggenda), Berlioz arrangia questo brano bellissimo, che in effetti fu accolto con entusiasmo al momento della sua esecuzione. Con talmente tanto entusiasmo che, quando un paio d’anni dopo Berlioz compone il Faust, decide di inserire la Marcia di Racoczy nel primo atto, spostando per alcune scene l’azione in Ungheria appunto, e figurandosi Faust che sente questa melodia intonata da alcuni soldati mentre cammina per i campi, e si ferma ad ascoltarla.
Se paragoniamo questo brano ad altri pezzi di ispirazione magiara, possiamo notare come i temi tradizionali di questa terra siano stati trattati e rielaborati in modo diverso, a seconda dell'autore che ad essi si è approcciato. Se la Marcia di Racoczy è fragorosa, un pezzo d’effetto, che permette all’orchestra di mostrare al meglio le sue potenzialità, non può non venire in mente la meravigliosa opera di raccolta e arrangiamento riservato ai temi tradizionali magiari da Liszt nelle sue celebri Rapsodie Ungheresi, che esplorano non solo il lato più giocoso di questa musica, ma anche i suoi aspetti più malinconici.
Suggerisco quindi, per un confronto interessante, l’ascolto consecutivo prima della Marcia di Racoczy, e poi della bellissima Rapsodia n. 1, che posto in una esecuzione per pianoforte che mi piace particolarmente, quella di Cziffra. 




Nessun commento: