venerdì 11 gennaio 2019

Hector Berlioz - da "La dannazione di Faust", Minuetto dei Folletti


Nel 1829, Berlioz compone le "Otto scene da Faust", ispirandosi all'opera di Goethe ma, evidentemente non soddisfatto del proprio lavoro, lo ritirò, per rielaborare il materiale già composto solo più tardi, nel 1845, anno in cui termina appunto l'opera "La dannazione di Faust".
Ma si tratta di un'opera che si discosta abbastanza dalla trama goethiana, che ci è forse più familiare. Se Goethe concedeva a Faust di salvare la propria anima, Berlioz lo immagina invece condannato a sprofondare nell'abisso; d'altra parte, a differenza del Maligno dipinto da Goethe, il Mefistofele di Berlioz non incute particolare timore ma anzi, è una sorta di compagno di bevute, direi quasi simpatico, un fine conoscitore dei piaceri terreni e un galantuomo che canta serenate alla natura (in effetti, penso che piacerebbe a Chiara 😀).
(Eccovelo qui, che giustappunto sbevazza gaudente)

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Un altro tratto che distingue l'opera è l'elemento magico: nel brano che ho riascoltato questa mattina, i folletti cullano la giovane Margherita fino a farla addormentare, al suono di un minuetto delicatissimo, che rappresenta una scelta singolare e spiazzante; pensiamo a cosa deve essere stato, per i melomani dell'epoca, trovare un brano di danza tipicamente settecentesco all'interno di un'opera ambientata in tutt'altro contesto…
Ma anche in altri momenti dell'opera Berlioz confonde l'ascoltatore, ad esempio quando inserisce un brano composto in precedenza, e che nulla aveva a che vedere con il Faust, ma che insomma si capisce benissimo che il compositore ci voleva appiccicare a tutti i costi per ingraziarsi il pubblico (la Marcia di Racoczy, che quasi quasi posto la prossima volta).
Non per nulla, io che sono un tipo piuttosto convenzionale, ho sempre preferito il Faust di Gounod, più classico e quindi più nelle mie corde, che tuttavia mi si dice essere meno innovativo e quindi forse non altrettanto eccelso….
Comunque, siccome siamo a fine settimana e la fatica del lavoro si è accumulata, mi lascio cullare anch'io dai folletti di Margherita, che in questo pomeriggio di sole, mentre scrivo vicino alle finestre, mi sembra quasi di intravedere là, vicino alla credenza….



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