martedì 16 ottobre 2018

Incipi fighi #3



Ascoltate.
I morti non smettono mai di parlare. Forse perché la morte non è affatto morte, è solo stare chiusi in castigo dopo la scuola. Sai da dove vieni ed è sempre lì che torni. Sai dove vai anche se pare che non ci arrivi mai e sei morto e basta. Morto. Suona definitivo, invece è una parola che avrebbe bisogno di una forma progressiva. Incontri uomini morti molto prima di te, che camminano continuamente pur non avendo una meta, e li ascolti ululare e sibilare perché siamo tutti spiriti o pensiamo di essere spiriti, ma siamo tutti morti e basta. Spiriti che scivolano dentro altri spiriti. A volte una donna scivola dentro un uomo e grida come al ricordo di quando faceva l’amore. Gemono e si lamentano forte, ma è come un fischio che entra dalla finestra o un bisbiglio sotto il letto, e i bambini pensano che sia un mostro. Ai morti piace stare sdraiati sotto i vivi per tre ragioni. (1) Stiamo sdraiati per la maggior parte del tempo. (2) Da sotto, il letto sembra il coperchio di una bara ma (3) sopra c’è del peso, del peso umano dentro cui puoi scivolare e renderlo più pesante, e ascolti il battito del cuore mentre lo guardi pompare e senti il sibilo delle narici quando i polmoni comprimono l’aria e gli invidi perfino il minimo respiro. Io non ho ricordo di bare.
Ma i morti non smettono mai di parlare e a volte i vivi li sentono.

(Questa meraviglia è l’incipit di Breve storia di sette omicidi, oceano di piacere partorito dalla testa e dall'anima di Marlon James. Quell' "ascoltate" all'inizio, che fa tanto tragedia elisabettiana, come l' "ora" del Riccardo Terzo, e basterebbe solo questo. Ma no, Marlon il Magnifico non ha paura di affrontare un racconto epico e va avanti, e ci racconta l'Erebo, e il suo rapporto con i vivi, e il racconto procede così, attraverso voci sanguigne e disincarnate, portatrici di immensità cavernose e spaventevoli. E l'anno prossimo esce il suo nuovo romanzo, e io non vedo l'ora)

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