martedì 5 novembre 2019

Agognata scrittura, adorata lettura




Tempo fa Emma Coats, story artist che ha lavorato con Pixar, ha condiviso ventidue regole utili a scrivere una bella storia (o una storia di successo, non ho ben capito). Premettendo che io non sono una grande amante delle storie Pixar, che certe volte trovo un tantino manipolatorie, vorrei comunque soffermarmi su una regola che mi ha fatto venir voglia di abbracciare l’autrice e che condivido fin dentro le viscere:

Concentrati su quello che ti interessa in quanto spettatore, non su quello che ti piace come autore. Sono due cose diverse.

Questa regola mi eccita e mi terrorizza, soprattutto in sedi come questa, o come le piattaforme social, in cui è facile cadere nella trappola narcisista del credere che sia importante condividere il proprio pensiero e dire la propria su un argomento. Il fatto è che certe volte mi piacerebbe coprire nome e titolo di un libro, raccontare la trama al suo autore/autrice senza dirgli nulla e chiedergli se lui/lei quel libro lo comprerebbe.
Lo stesso dubbio mi perseguita su queste pagine virtuali, sulle quali, ribadisco, è molto semplice cadere nella trappola del parere/post/commento ammaestrante, anche se rivolto a pochissimi intimi che già mi conoscono e che magari, fortunatamente per loro e per me, mi si filano il giusto.

Tempo fa scrivevo recensioni perché non mi piacevano quelle che leggevo, perché mi sembrava parlassero dell’oggetto recensito in un modo freddo, eccessivamente analitico o eccessivamente umorale, e poche cose mi annoiano di più dei sentimenti e della letteratura. Scrivevo quello che avrei voluto leggere nel modo in cui avrei voluto leggerlo, ma anche in quel modo stava diventando maniera, c’erano persone a cui quello che scrivevo piaceva e la cosa mi metteva a disagio, ancora non ho capito perché. Il fatto è che quando mi dicevano che avevo un ottimo stile mi sentivo nervosa, dato che scrivere in maniera decente è un po’ il minimo sindacale per chiunque si esprima attraverso la scrittura, su qualunque piattaforma e in qualunque forma.

Poi ho ripreso a scrivere qualche racconto e poi recensioni e pezzi sui fatti miei un po’ come questo qui sul blog, che alla fine è uno spazio condiviso di persone che vogliono metterci cose che per loro sono importanti o belle o interessanti, ma l’idea di guardarmi dentro l’ombelico mi spaventa moltissimo, così come m’inquieta l’idea di guardare sempre fuori, perché mi sembrano entrambe un modo di fuggire. Certe volte mi sembra che scrivere, e scrivere qualunque cosa, fosse anche un diario (che comunque scrivo) sia una trappola dalla \quale sarebbe saggio uscire, ma poi mi viene in mente che a me piacerebbe davvero diventare brava, coltivare l’arte della scrittura esatta ed essenziale per se stessa.

E allora quella regola pixariana, che mi stimola e tormenta insieme, diventa una sorta di indicatore, una forma marziale che uscirà sempre sporca alla prova dei fatti, ma che, se ripetuta e ripetuta, diventerà sempre più fluida e affascinante a vedersi: come in cielo così in terra, nel piccolo come nel grande, nella testa come sulla carta o sullo schermo, senza prendersi troppo sul serio, ma neanche troppo poco.


laChiara

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